Cabaret Bisanzio, laboratorio di finzioni > Letture > Giuda di Amos Oz

Giuda di Amos Oz

di Danilo Cucuzzo

Giuda di Amos OzGerusalemme, inverno a cavallo fra il ’59 e il ’60, Shemuel Asch abbandona gli studi a seguito di una nefasta concatenazione di eventi che lo precipitano nella depressione più profonda: la fidanzata lo lascia per sposarsi con un ex, il padre patisce un tracollo finanziario per effetto del quale non potrà più mantenerlo e, non ultimo, il piccolo gruppo socialista al quale apparteneva subisce una scissione che, di fatto, ne decreta la fine. A salvarlo, o almeno è quello che spera Shemuel, c’è uno strano annuncio di lavoro letto sulla bacheca della caffetteria universitaria: si richiede il servizio di uno studente di materie umanistiche per fare compagnia a un anziano signore di grande cultura. Il ragazzo mette le sue poche cose – ivi compresa la bozza della tesi alla quale stava lavorando, intitolata Gesù visto dagli ebrei – dentro uno zaino e si reca all’indirizzo indicato nell’annuncio.

Gershaom Wald è, in effetti, un anziano signore con gravi problemi di deambulazione e una gran voglia di discorrere e di essere ascoltato. La casa alla fine della via e con un gradino pericolante, oltre che dal vecchio, è abitata anche da una donna tanto misteriosa quanto affascinante – o tanto affascinante proprio perché tanto misteriosa. Si tratta di Atalia Abrabanel, figlia del defunto Shaltiel, il quale, prima di essere messo alla gogna e tacciato di essere un traditore, «nel ’48 cerò invano di convincere Ben Gurion che era ancora possibile arrivare a un accordo con gli arabi in merito alla cacciata degli inglesi e alla creazione di un’unica comunità per arabi ed ebrei, a condizione di rinunciare all’idea di uno stato ebraico.»

Sedotto dalla sensualità tutta mistero di Atalia, conquistato dalla simpatica logorrea di Wald e ammaliato dalla figura da bastiancontrario, sognatore, utopista di Abrabanel, Shemuel decide di proseguire le sue ricerche per la tesi che stava scrivendo e, più va avanti, più si imbatte in autori che, nelle rispettive epoche, scrissero trattati nei quali dileggiavano la figura di Gesù – apparentemente senza tener conto del fatto che fu proprio da quello stesso Gesù (e dalla sua morte in croce) che prese vita la religione più praticata al mondo e venne formulata l’accusa di deicidio nei confronti del popolo ebraico – e ignoravano quasi del tutto quella di Giuda Iscariota. Con l’andare avanti della vicenda e l’aprirsi di qualche piccola crepa nella corazza di silenzio e risentimento indossata da Atalia, Shemuel, scoprendo sempre più particolari sulla vita di Abrabanel, si convince dell’esistenza di un parallelismo fra il destino di solitudine e biasimo del quale fu vittima quest’ultimo e la sorte toccata a Giuda. [«… senza di lui non ci sarebbe stata la crocifissione, e senza la crocifissione il cristianesimo non sarebbe mai esistito.»] Giunto a tale conclusione, Shemuel si rende conto – checché ne pensi Wald: «Quasi tutti gli uomini attraversano lo spazio della vita, dalla nascita alla morte, a occhi chiusi. Anche tu e io, mio caro Shemuel. A occhi chiusi. Perché se solo li aprissimo per un istante, ci sfuggirebbe da dentro un urlo tremendo e continueremmo a urlare senza smettere mai.» – della necessità di riportare alla luce, senza pregiudizi e omissioni, le vite di quei due “traditori”, per ridare un senso tanto alle loro vite quanto alla sua e, in fondo, anche alla nostra.

Con una scrittura delicata e precisa, Amos Oz scrive un romanzo appassionante, colmo di immagini evocative e spunti di riflessione sul destino, sulla vita, e sulla possibilità di capirci qualcosa.

Amos Oz, Giuda, , trad. Elena Loewenthal, Feltrinelli, pp. 336, € 18,00, 2014
Giudizio: 4/5


14.11.2014 Commenta Feed Stampa