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Probabilmente mi sono persa di Sara Salar

di Chiara Condò

PMSP-digital-publishing-frontcover-198x300A spingere Sara Salar a scrivere è un tormento senza fine, simile a una sete inestinguibile. “È un’inquietudine che devo sviscerare, affinché diventi altro” ha affermato durante la presentazione della sua prima pubblicazione proposta da Ponte33, “Probabilmente mi sono persa”.
Il ponte in questione è il Si-o-se- Pol, uno degli undici ponti di Esfahan; sotto i suoi trentatré archi giovani e artisti si ritrovano per discutere e fare poesia, ed è il simbolo che questa giovane casa editrice ha scelto per rappresentare se stessa. Le buone intenzioni ci sono, l’ambizione anche e, a prima vista, il risultato è pregevole: pochi i titoli pubblicati fino ad adesso, ma con una cura editoriale che li rende specialissimi. Iman Raad, illustratore delle copertine, si richiama direttamente ai testi dei romanzi, creando motivi tipici dell’arte araba, e donando ai libri una peculiarità che li rende unici, facilmente riconoscibili.
Probabilmente mi sono persa è l’opera prima di Sara Salar, e attualmente non è più in commercio in Iran: la strada per la pubblicazione è ardua, costellata di permessi e certificati da ottenere, e in un mondo in cui gli alti tulipani della censura cambiano continuamente e ogni nuova edizione ha bisogno del suo imprimatur, i libri hanno vita breve. “A maggior ragione quando si considera che la letteratura persiana è fatta per una buona percentuale di donne”, afferma ancora la scrittrice. Il libro è il passaporto che permette loro di attraversare la soglia di una casa nella quale sono sovrane e prigioniere insieme.
Proprio da un passaggio di “soglie” si muove il testo, e l’esperienza raccontata è personale: durante un viaggio dalla provincia alla capitale, Sara Salar, si è persa. L’esperienza è comune, il viaggio affrontato non così lungo, e tuttavia la sua personalità ha perso l’orientamento: impossibile riconoscere il luogo, la lingua – i volti appartengono a sconosciuti e lei non è più quella che era.

“Dal vetro della macchina guardo il cielo, il cielo color piombo di Tehran…ho detto al dottore: – È come se mi fossi persa anni fa, persa nel cielo nero stellato di Zahedan.”

Così la protagonista del testo è persa nello spazio e nel tempo, incerta nei doveri che i suoi ruoli le richiedono (e sono molti quelli di una madre, di una moglie – ancora di più quelli di un’amica). A farle da specchio è un’altra donna, opposta eppure perfettamente combaciante, conturbante come un doppelgänger da tradizione: ma è lei la bussola e la chiave, e il ricongiungimento finale con ogni spinta distruttrice è quieto e luminoso.
Sara Salar è estremamente brava nel maneggiare un contenuto così fluido, a tratti impazzito. Il suo narrare non ha confini: “La letteratura persiana – ha detto a proposito Bianca Maria Filippini, direttore della casa editrice insieme a Felicetta Ferraro – è fatta di domande, non di risposte; di inizi, non di fini. È una letteratura del dubbio” . Eppure resta la sensazione che il risultato sia ancora acerbo e che la forza onirica e femminina della Salar debba trovare ancora la sua profondità ideale e definitiva.

Sara Salar, Probabilmente mi sono persa, traduzione di J. Nassir, pp.120, €14, Ponte33, 2014

Giudizio: 4/5


29.10.2014 Commenta Feed Stampa