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Palermo criminale a cura di Antonio Pagliaro

di Elisa Bolchi

palermo criminale il grande romanzo della cittàPer favore, non chiamatela raccolta di racconti.

Somiglia più a una composizione polifonica a più voci questo Palermo criminale, nel quale dodici scrittori raccontano la città di Palermo nel corso di un anno, il 2004, quello in cui il Palermo tornò in serie A dopo trent’anni vestendo a festa la città di rosa e nero, il colore della carne e il colore della morte.

Sono dodici punti di vista, dodici storie che si intrecciano nel corso di dodici mesi per le strade di Palermo, incrociandosi l’una con l’altra senza mai sfiorarsi, tecnica certamente già vista, ma di rado con dodici penne diverse, ognuna col proprio stile e la propria voce.

Il fil rouge che tiene insieme queste storie è una scritta sul muro: “Noi eravamo infinito, adesso siamo passato”, che parla di amore ma con un accenno alla morte, ché sono in molti i personaggi a divenire passato nel corso di queste pagine. C’è chi uccide per amore, chi per la vita, chi per lavoro, ma in questo romanzo su Palermo e sulla criminalità, la Mafia compare appena, a rompere il cliché che vuole tutti i delitti siciliani come delitti di Mafia. Non che la Mafia non si senta o venga negata: la Palermo che leggiamo in queste pagine è criminale perché, a volte, non conosce altro. Consuma la criminalità respirandola nell’aria, la assapora nelle paste mangiate al bar, e la fa propria fino a integrarla interamente, quasi che nessuna storia, a Palermo, possa esistere senza una macchia di sangue.

In Palermo criminale incontriamo poliziotti, assassini, tabaccai, negozianti e anche un sacrestano che però non è un prete; incontriamo la varia umanità che abita tutti i quartieri di Palermo, dal golfo di Mondello alla periferia, soprattutto a quel condominio color melanzana di via Resuttana, dove qualcuno scrive e riscrive ossessivamente quella frase che parla di un infinito divenuto passato.

Quanti infiniti divengono passato quotidianamente, a Palermo? Chiuso questo romanzo collettivo ci viene da dire tanti, troppi. Eppure non c’è odore di retorica, di demagogia, di collettiva consolazione. Ogni mese ha la sua voce, che ci parla con toni sempre diversi, a partire da quello asciutto di Nicolò La Rocca, che apre il romanzo con la storia di Enza che “a cinquant’anni non ne poteva più di quel cane morto di suo marito” e si chiude con lo stile tagliente di Antonio Pagliaro che ci racconta la storia di Martina che “aveva deciso che non avrebbe vissuto nel 2005 e si sparò l’ultimo dell’anno, un minuto prima della mezzanotte”. Di questa grande storia collettiva Pagliaro, che ha già dato prova del proprio talento in romanzi come Il sangue degli altri (Sironi, 2007), I cani di via Licoldn (Laurana, 2010) e il più recente La notte del gatto nero (Guanda, 2012) è il curatore, è colui che ha tessuto tra loro le storie con quel filo rosso di cui dicevo, curando che tutti gli strumenti fossero accordati.

Palermo criminale risulta quindi un esperimento letterario che pure si inserisce perfettamente nella tradizione, e risulta una lettura accattivante e intrigante, che ci racconta sottovoce una tra le città più affascinanti del nostro Paese.

“Palermo criminale” a cura di Antonio Pagliaro pp. 273, €16,50, Laurana, 2014

Giudizio: 5/5


10.10.2014 1 Commento Feed Stampa