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I tre matrimoni di Manolita di Almudena Grandes

di Danilo Cucuzzo

I tre matrimoni di Manolita - Almudena GrandesNegli anni immediatamente successivi alla Guerra Civile, una ragazza poco più che adolescente deve crescere in fretta per farsi carico delle sorelle e dei fratelli più piccoli, mentre il padre e la matrigna si trovano dietro le sbarre e l’amato fratello maggiore è costretto a vivere in clandestinità per non fare la stessa fine.

Tenutasi sempre a debita distanza dalla politica, tanto da essere soprannominata Signorina non contate su di me, Manolita si ritrovò catapultata nel bel mezzo delle attività del PCE. Quando dal Sud America giunsero a Bilbao due ciclostili di nuova generazione e il responsabile del partito decise di destinarli alla capitale, i militanti fecero fatica a trattenere la gioia al solo pensiero di quanti volantini avrebbero potuto stampare; peccato che quelle due macchine nuove fiammanti non ne volevano sapere di mettersi a sputare proclami. Toñito, fratello di Manolita, disse agli affranti compagni che un suo amico sarebbe stato in grado di far funzionare quegli aggeggi senza alcuna difficoltà. Purtroppo, però, quel ragazzo, Silverio, detto il Manitas per le sue abilità manuali, si trovava all’epoca detenuto a Porlier. La soluzione un po’ folle – ma a quei tempi tutto tendeva all’assurdo – escogitata da Toñito per metterlo in condizione di aiutarli, fu anche il motivo per il quale la Signorina non contate su di me, divenne donna. Nel carcere di Porlier c’era un cappellano molto più attento alle proprie finanze che alle anime perdute dei detenuti rossi, il quale, per il corrispettivo di un prezzo, celebrava matrimoni farlocchi per mezzo dei quali i detenuti potevano incontrare mogli, fidanzate, o ragazze generose dentro uno stanzino che, pur essendo lercio e abitato dagli scarafaggi, riusciva a trasformarsi per un’ora nella più accogliente alcova di Madrid. L’idea era quella di approfittare dell’intimità (a 4 giacché c’era bisogno di 2 testimoni) concessa dall’ora di miele per consegnare al Manitas un disegno quanto più preciso possibile dei ciclostili e del loro strano meccanismo a cinque rulli. Se tutto fosse andato come sperato, con un secondo matrimonio – che avrebbe fatto incamerare al pio cappellano altre pesetas e vivande assortite – il Manitas avrebbe comunicato alla giovane sposa la soluzione del rompicapo e tutti sarebbero vissuti felici e contenti. Le cose, ovviamente, non andarono come sperato e Manolita, che in precedenza non aveva mai considerato quel ragazzo alto, magro e con un grosso becco al posto del naso, scoprì, con un miscuglio di stupore, rammarico e vergogna, di essersi perdutamente innamorata.

Romanzo epico, nipote dei romanzoni in voga nel XIX secolo, I tre matrimoni di Manolita, è un’opera monumentale che attraverso le vicende di personaggi realmente esistiti, ispirati a persone vere o del tutto inventati ma non per questo meno credibili, racconta magistralmente un periodo della storia spagnola tanto recente quanto misconosciuto (anche agli spagnoli). Almudena Grandes, alternando sapientemente il ritmo della narrazione dal riflessivo all’incalzante, riesce a infilare nella sua opera una miriade di personaggi, tutti o quasi esemplari, in grado di restituire al lettore un quadro preciso, vivo ed empatico di quelle che furono le esistenze dimenticate di chi perse la guerra e subì le angherie del regime franchista. Uomini e donne condannati a scontare pene detentive severissime quando riuscivano a scampare alla condanna a morte; donne – molte delle quali giovanissime – costrette a mettere da parte la propria dignità per sopravvivere alla miseria e potersi mettere in fila davanti ai carceri con in mano un pacchettino tanto umile quanto confezionato con infinito amore da consegnare ai loro cari; bambini rinchiusi in collegi gestiti da religiose che dietro le mura e all’ombra di veli e rosari nascondevano l’abominio dei lavori forzati, oltre che il tentativo – spesso andato a buon fine – di raschiare la verità dai cervelli dei più piccoli per insozzarli con la vile e viscida propaganda fascista. Tutto questo e molto altro – passioni, gioie minime e dolori insopportabili, coraggio, forza di volontà, incapacità di arrendersi al nemico, ma anche viltà e tradimento e contrabbando di vite umane in cambio di un posto al sole -, tutto questo ci viene restituito dal coinvolgente ultimo romanzo di Almudena Grandes, un romanzo faticoso, che richiede tempo e passione ma che è in grado di ripagare il lettore con una storia – tante storie, in realtà – che molto difficilmente lo abbandonerà per il resto della vita.

Almudena Grandes, “I tre matrimoni di Manolita”, trad. di Roberta Bovaia, Guanda, pp. 776, € 24, 2014
Giudizio: 4/5


11.09.2014 2 Commenti Feed Stampa