Cabaret Bisanzio, laboratorio di finzioni > Letture > La Resa di Fernando Coratelli

La Resa di Fernando Coratelli

di Flavio Villani

Coratelli-copIn una Milano sfocata dalla calura estiva, i limiti indistinti della metropoli ormai priva di anima sono il perfetto “correlativo oggettivo” dell’incompiutezza e del fallimento esistenziale dei quattro TQ protagonisti del romanzo di Fernando Coratelli. Tommaso e Agata, Teresa e Andrea sfuggono, in modo apparentemente fortuito, alla morte. Una serie di attentati kamikaze di matrice islamica insanguina infatti la città in un giorno qualsiasi di giugno. Ma il caso, a volte, agisce con oscura coerenza, tanto da far sospettare che possa essere l’espressione di un disegno provvidenziale e inestricabile, in cui i terroristi, con i loro atti bestiali, giocano un ruolo ignoto a loro stessi: essi rappresentano “la misura del nostro declino”, dice DeLillo, citato in esergo dall’autore.

Il romanzo si apre in modo eclatante, in medias res: una sorta di lungo piano sequenza per destini incrociati, in cui il tempo è ossessivamente scandito dal ticchettio  dell’orologio, lascia con il fiato sospeso fino all’inevitabile bagno di sangue. Questa è la sfida che l’autore lancia ai suoi lettori: dopo una “crisi” di questo livello d’intensità cosa altro potrà accadere? Cosa convincerà il lettore a proseguire per le successive quattrocento pagine? Una scelta narrativamente rischiosa che Coratelli risolve intrecciando abilmente le storie e i destini dei suoi personaggi a partire da tale evento. Forse l’autore avrebbe dovuto fidarsi di più delle immagini che la sua scrittura è in grado di evocare, affidandosi meno a una narrazione che a tratti è appesantita da un eccesso di spiegazioni e da qualche giudizio di troppo. Ma è soprattutto attraverso il dialogo, che rimanda nelle notazioni grafiche alla scrittura teatrale, che la storia avanza con un buon ritmo, nonostante l’editing carente non faciliti il lettore.

Ma torniamo alla narrazione: è l’esistenza dei personaggi che avvince, e molto più della “spy story” di sottofondo che, da cultore del genere, ho trovato troppo lineare e prevedibile. Ma, in fondo, la cosa importa poco, dato che la lente di Coratelli si focalizza principalmente sulla dimensione esistenziale dei personaggi: dopo un evento tanto grande e terribile cosa ci dovremmo aspettare da loro? Quali cambiamenti? Una domanda che ci si dovrebbe porre ogniqualvolta una crisi arrivi a sparigliare le carte della vita. Cosa è successo, per esempio, ai nostri genitori dopo lo shock dei bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale? Gli attentati dovrebbero ricordare a tutti che anche oggi, in questo esatto istante, ci sono guerre in corso, diverse certamente da quelle combattute nel secolo scorso, remote, per questo più subdole e sotterranee; ma il problema, secondo me, non è tanto questo, bensì il fatto che gli attori della vicenda sono profondamente cambiati rispetto alle generazioni precedenti. Come? Non in meglio, verrebbe da pensare. Questo è il punto. Lo shock di avere visto la morte in faccia non può avere gli stessi effetti osservati nei sopravvissuti ai macelli delle guerre mondiali. I protagonisti odierni hanno ideali sfocati, generici, velleitari, vagamente umanitari. La loro reazione non potrà che essere altrettanto generica e velleitaria. Nessuno alla fine cambierà davvero. Questa è la vera resa: la resa non certo all’Islam, che qui, in fondo, ha il ruolo di un catalizzatore, lo specchio in cui riflettere l’immagine del fallimento di una generazione. Fallimento che nulla risparmia, a partire dai sentimenti più intimi fino alla postura etica che i protagonisti sono in grado di assumere nei confronti della realtà: si può passare, senza battere ciglio, dal lavorare per una ONG alla finanza assassina di Wall Street, e tutto in pochi istanti, dopo minime e superficiali riflessioni. La volontà di cambiamento è vaga: si può giurare di voler patrocinare solo le cause dei diseredati e, un secondo dopo, diventare l’avvocato di un inquisito eccellente, passando per il parlamento della Repubblica con i voti del partito di maggioranza. È questa la vera resa: la resa non certo al Nemico, ieri Bin Laden oggi il Califfato, ma piuttosto a noi stessi, alla nostra incapacità esistenziale, alla nostra incapacità di soffrire, di assumere un atteggiamento genuinamente etico nei confronti del mondo che ci circonda.

Un grande romanzo corale, “La Resa”, una dura riflessione sul presente che lascia il lettore con la voglia di continuare a seguire i destini dei suoi protagonisti.

Fernando Coratelli, La Resa, pp. 410, 16,90 €, Gaffi, 2014.

Giudizio: 4/5


8.09.2014 Commenta Feed Stampa