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I giardini dei dissidenti di Jonathan Lethem

di Danilo Cucuzzo

i giardini dei dissidenti di jonathan lethemCon il romanzo epico-famigliare I giardini dei dissidenti, Jonathan Lethem ripercorre settanta anni di storia della sinistra radicale americana – dagli anni trenta fino a Occupy Wall Street, passando per la seconda guerra mondiale con tutti i suoi orrori, per gli anni sessanta e settanta intrisi di controcultura e contestazione e per il ritorno alla “normalità reganiana”.

Ambientato per lo più nei Sunnyside Gardens (complesso residenziale ubicato nel Queens, voluto e realizzato negli anni venti da Lewis Mumford ed Eleanor Roosvelt), ma anche nel Greenwich Village, in una scuola quacchera del New Jersey e persino a Dresda e nel Nicaragua della guerriglia sandinista, l’ultimo romanzo di Lethem si muove avanti e indietro nel tempo all’inseguimento dei suoi strani personaggi. Tutti – nessuno escluso ma ognuno a modo suo – sono alle prese con il tentativo di mettere in pratica il loro credo ideologico senza cadere nelle trappole poste sul loro cammino dalla vita; trappole/ostacoli che potrebbero farli deragliare dal loro intento rivoluzionario. Se Rose Zimmer, un’ebrea polacca ferita dall’abbandono del marito e cacciata dal Partito Comunista Americano a causa di una relazione con un poliziotto nero, sfoga la sua rabbia su chiunque le capiti a tiro e si erge come intransigente Regina Rossa dei Sunnyside, il marito Albert, proveniente dall’aristocrazia di Lubecca (aveva Thomas Mann per vicino), per la sua smania di trovarsi un posto di rilievo nella rivoluzione che sembrava ad un passo dal compiersi negli anni ’50, non esita un solo istante a trasferirsi al di là del muro e lasciare moglie e figlia in America. Miriam, figlia di Rose e Albert, è una giovane bella e intelligente che inevitabilmente entra in conflitto con l’irriducibile madre e sposa la contestazione e la controcultura hippy del Village, oltre che un musicista folk di origini irlandesi che tenta, senza troppo successo, di cantare dei derelitti e della speranza per un modo più giusto e solidale. Abbiamo poi Lenny Angrush, cugino di Rose ma dell’età di Miriam, un comunista puro – innamorato degli scacchi, della numismatica, del baseball e di Miriam – che vive ai margini della società poiché la società lo respinge; Cicero Lookins, figlio di quel poliziotto nero con il quale Rose ebbe una relazione e che, soprattutto dopo la morte della madre, verrà affidato alle cure della stessa Rose e che diventerà un erudito professore universitario obeso, omosessuale e misantropo impenitente; e Sergius, figlio di Miriam e del musicista, che diventerà insegnante di chitarra dopo essere rimasto orfano e venir allevato nella scuola quacchera; oltre ad altri personaggi di contorno, tutti anticonformisti, tutti sognatori, tutti mossi da ideali sinistrorsi, tutti, come quelli principali, destinati alla sconfitta in solitudine.

Il messaggio che l’autore vuole comunicarci con I giardini dei dissidenti – romanzo accurato nella ricerca storica, a tratti brillante ma un po’ scollegato in alcuni punti – è di continuare a credere nella possibilità di un futuro migliore, dove giustizia e libertà ed equità sociale possano finalmente concretizzarsi. Poiché se è vero che i suoi personaggi, o sono stati definitivamente sconfitti o vi appaiono destinati, è altrettanto vero che il più giovane di essi, Sergius, una volta riappacificatosi con le proprie origini, continua imperterrito – e, perché no, in modo alquanto bizzarro – quella lotta integerrima quanto scarsamente produttiva portata avanti per una vita intera da nonna Rose, mamma Miriam e zio Lenny. Insomma, secondo Jonathan Lethem dobbiamo continuare a crederci, nonostante tutto.

 

“I giardini dei dissidenti”, Jonathan Lethem, traduzione di Andrea Silvestri, Bompiani, pp. 536, € 19,50, 2014

Giudizio: 4/5


18.07.2014 2 Commenti Feed Stampa