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La ricchezza di Marco Montemarano

di Danilo Cucuzzo

La ricchezza di Marco MontemaranoCi sono avvenimenti – anche casuali, soprattutto casuali – in grado di stravolgere un’esistenza. In una sera come tante del 1980, Giovanni si stava recando insieme all’amico Max a casa dei Pedrotti per guardare una partita di Coppa dei Campioni in TV. Arrivati davanti al residence e parcheggiata la vespa a un centinaio di metri dal portone, i due ragazzi si arrestarono alla vista dell’onorevole Pedrotti che si stava godendo qualche momento di tranquillità fumando e scoreggiando in santa pace. L’atteggiamento fin troppo rilassato dell’onorevole indusse i ragazzi dapprima a nascondersi sghignazzanti e poi ad avvicinarsi al portone come se nulla fosse. Peccato però che l’uomo, un po’ per l’oscurità, un po’ per la tensione che si respirava nella vita politico-sociale di quegli anni, e un po’ a causa del casco che Max non si era ancora tolto, scambiandoli per un commando di brigatisti venuti a sequestrarlo o, peggio ancora, ad ammazzarlo, si spaventò a morte. I due ragazzi, spaventati a loro volta dall’inaspettata reazione dell’onorevole, se la diedero a gambe.

Giovanni era diventato “uno di casa” dai Pedrotti qualche anno prima, quando Fabrizio Pedrotti – ragazzo possente e dalla spiccata personalità – lo aveva ribattezzato Hitchcock e lo aveva eletto a suo migliore amico. Passando tutti i pomeriggi a casa dell’amico, Hitchcock finì per legare molto anche con Mario (il più giovane dei Pedrotti), nonostante questi fosse spesso ai ferri corti con il fratello maggiore a causa di una fortissima incompatibilità caratteriale: tanto Fabrizio era aiutante, esuberante e sfrontato, quanto Mario era gracile, solitario e insicuro di sé. Infine, a casa Pedrotti, Hitchcock conobbe anche la primogenita, Maddalena: una ragazza quasi donna che, grazie a una folta capigliatura riccia del colore di certe alghe marine e a sguardi maliziosi, concupì il ragazzo trascinandolo in una storia di sesso che sarebbe durata per anni.

La mattina successiva alla mancata visione della partita in TV, Hitchcock ricevette una telefonata da parte di Mario, nella quale l’amico lo informava dell’improvvisa morte dell’onorevole. Hitchcock, repentinamente tornato Giovanni, sentì di essere (insieme a Max) il responsabile di quella morte. Da quel momento in poi avrebbe convissuto con il rimorso. Un rimorso duplice, in realtà, poiché a quello per aver fatto prendere uno spavento tanto grande al padre dei suoi migliori amici, si aggiunse ben presto quello dovuto alla sua incapacità di confessare a Fabrizio, Mario e Maddalena la colpa che era convito di avere nel tragico evento.

La morte del capofamiglia, inevitabilmente, produsse dei cambiamenti nella vita della famiglia Pedrotti e, per estensione, anche in quella di Giovanni; il tempo e una botta in testa presa a seguito di un incidente con la vespa, fecero il resto. Con uno stile asciutto ma in grado di coinvolgere il lettore, Marco Montemarano – lasciando allo stesso Giovanni/Hitchcock il compito di narrare i fatti – racconta i tentativi compiuti da quest’ultimo, nel corso dei successivi trent’anni e più, di rimettere insieme i pezzi di un’adolescenza segnata da lutti e speranze infrante; e gli sforzi – solo sporadicamente ricompensati dal successo – di far riappacificare Mario e Fabrizio e di aiutarli a non dilapidare del tutto il denaro messo da parte dall’onorevole e, soprattutto, le loro stesse vite.

“La ricchezza”, Marco Montemarano, Neri Pozza Editore, pp. 271, € 16, 2013

Giudizio: 3/5


2.07.2014 Commenta Feed Stampa