Cabaret Bisanzio, laboratorio di finzioni > Letture > Soltanto il cielo non ha confini di Guido Mattioni

Soltanto il cielo non ha confini di Guido Mattioni

di Danilo Cucuzzo

libro-mattioniA ben pensarci, i confini sono una delle cose più assurde che la mente umana abbia mai partorito, specialmente quando non sono altro che una linea tracciata su una cartina, senza tenere in alcun conto la morfologia dei luoghi e i sentimenti delle persone che li abitano.

Uno dei confini più noti al mondo – noto suo malgrado, per le notizie dei disperati che ci rimettono la pelle nel tentativo di scavalcarlo da un lato, e per la strumentalizzazione di certa politica che, non avendo di meglio da offrire ai propri elettori, si accontenta di presentargli lo spettro del clandestino sporco e cattivo che ruba il lavoro (e non solo) agli onesti cittadini – è, sicuramente, quello che separa il Messico dagli USA. Soltanto il cielo non ha confini, racconta la storia di due ragazzi messicani nati e cresciuti in un microscopico villaggio nella regione di Chihuahua – dove il meglio che si può chiedere alla suerte è di concedere una buona raccolta di fagioli – e con un solo pensiero in testa: andare al Norte, in quel Paradiso altrimenti noto come America.

Ciudad Juárez ed El Paso sono due città che si rivolgono occhiate tanto ambigue quanto ravvicinate, non si capisce se si amino o si odino o, terza opzione, molto più semplicemente si sopportino malvolentieri giacché le disgrazie dell’una, incontrando le promesse dell’altra, favoriscono un traffico di esseri umani esecrabile eticamente ma assai vantaggioso economicamente. E i soldi, si sa, non puzzano; nemmeno nel bel mezzo di un deserto attraversato da un fiume che a dispetto del nome, Rio Grande, in quel punto non supera di molto il metro di profondità. È proprio lì che migliaia di messicani – o, più in generale, disperati da tutto il Centro/Sud America – bussano alla porta dell’opulenta America nella speranza di prendersi una minima parte delle ricchezze che questa sa a produrre.

Anche Hernando e Diego Munoz hanno attraversato le acque limacciose del Rio Grande in cerca di fortuna ma, nonostante fossero gemelli, lo hanno fatto ognuno per proprio conto e a mesi di distanza l’uno dall’altro. Guido Mattioni, nel suo secondo romanzo, con una scrittura scorrevole, con uno stile coinvolgente e con la maestria di chi sa perfettamente di cosa sta parlando – per esserci stato, per aver visto con i propri occhi –, racconta la vicenda dei due gemelli, del loro approdo sul suolo americano e del loro imboccare, un po’ per caso e un po’ per quelle differenze caratteriali che li hanno da sempre contraddistinti, due strade all’apparenza parallele ma che, contravvenendo alle leggi della geometria, torneranno a incrociarsi. Hernando e Diego, lungo il loro cammino conoscono – e noi con loro – trafficanti di braccia senza scrupoli, poliziotti retti e poliziotti corrotti, giornalisti a caccia di scoop, vecchi dal cuore buono, imprenditori onesti, locandiere sexy ma dallo spiccato istinto materno, falsi profeti e ubriaconi, in una parola, una ben nutrita rappresentanza della fauna che abita quella parte di mondo a cavallo della frontera texano-messicana. Un luogo nel quale la legalità e l’illegalità non fanno altro che tagliarsi la strada vicenda e dove i sogni possono realizzarsi con la stessa facilità con la quale riescono a tramutarsi in incubi. Un posto nel quale Soltanto il cielo non ha confini. Sembra poco ma è tantissimo, almeno fino a quando nascere aldiquà o al di là di un fiume non condizionerà così pesantemente le vite delle persone.

Guido Mattioni,  Soltanto il cielo non ha confini, , Ink Edizioni, € 14, pp. 194, 2014

Giudizio: 4/5


23.06.2014 Commenta Feed Stampa