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Un comunista in mutande di Claudia Piñeiro

di Danilo Cucuzzo

un comunista in mutandeNel corso dell’estate argentina del ’76 (che per noi, da quest’altra parte dell’equatore, corrispondeva all’inverno dello stesso anno), la tredicenne Claudia Piñeiro, fra interminabili giornate trascorse a sguazzare nella piscina del quartiere in compagnia alle amiche, e la costante nonché attenta osservazione dei comportamenti paterni, si rende conto di stare vivendo un periodo della sua vita che non potrà mai più dimenticare.

Quell’anno, infatti, poco dopo la riapertura delle scuole, i generali destituirono Isabelita dal ruolo di Presidente della Nazione e assunsero il potere. Il padre dell’autrice – che si autoproclamava con forza comunista, pur non essendo iscritto al partito e non aver mai preso parte a riunioni o ad azioni politiche di alcun genere, e che aveva il vezzo di indossare niente più che le mutande quando stava in casa – non aveva, per ovvi motivi, mai visto di buon occhio la terza moglie di Perón (succeduta al marito, dopo la morte di quest’ultimo, in quanto vicepresidente oltre che sua consorte), ma ancor meno si fidava dei militari.

La piccola Claudia, che di politica ne capiva il giusto, si trovò nella scomoda posizione di dover vivere in un ambiente che si mostrò sin dai primi momenti lieto dell’avvenuto golpe (“Adesso, finalmente, si troverà la carta igienica” le ripetevano a pappagallo le amiche che, chiaramente, avevano ascoltato e fatto loro la consolatoria profezia che i genitori avevano a loro volta appresso dai mezzi di comunicazione prontamente asservitisi al generale Videla), e l’ambiente famigliare fortemente critico, almeno da parte paterna, verso il nuovo corso. Per ironia della sorte, proprio a Claudia fu assegnato il ruolo di portabandiera della sua scuola nella sfilata che si sarebbe tenuta in piazza, al cospetto delle cosiddette autorità, nel giorno dedicato alle celebrazioni per la festa della bandiera. La piccola Piñeiro dovette scegliere fra lo schierarsi comodamente con la maggioranza o il rischiare parteggiando per la posizione paterna. Comportarsi come tutti gli altri o distinguersi opponendosi al regime? Ficcare la testa sotto la sabbia o ribellarsi alla volgare prepotenza di una giunta militare che non si faceva problemi a prelevare e portare chissà dove uomini donne e bambini solo perché, magari, avevano un poster di Che Guevara appeso alla parete?

Per stessa ammissione dell’autrice, Un comunista in mutande è un’opera di finzione contenente delle verità, ed è servita alla Piñeiro per ricordare e fissare nella memoria i ricordi non sempre nitidi e parziali di quei mesi cruciali nella storia recente dell’Argentina. A noi lettori, invece, questo romanzo breve e scorrevole, da un lato ci è utile per non dimenticare gli orrori perpetrati dalla feroce dittatura argentina (legata al nostro Paese dalla P2, giova sempre rammentarlo), e dall’altro ci ricorda l’importanza di continuare a compiere quei gesti di ribellione, per piccoli che siano, necessari per mantenere in vita l’ultimo baluardo che ci separa dalla barbarie: ovverosia, la nostra dignità.

“Un comunista in mutande”, Claudia Piñeiro, Traduzione di Pino Cacucci, pp. 147, Feltrinelli, 14 €, 2014

Giudizio: 4/5


1.06.2014 Commenta Feed Stampa