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I Lanciafiamme di Rachel Kushner

di Danilo Cucuzzo

I lanciafiamme di Rachel KushnerSecondo La Repubblica: “Il grande romanzo sugli anni Settanta in Italia lo ha scritto un’americana: Rachel Kushner”.  Pare che I Lanciafiamme sia qualcosa di più di un romanzo sugli anni ’70 in Italia. Ambientato fra le Salt Flats, New York, Bellagio e Roma (senza dimenticare una puntatina sull’Isonzo durante la Prima Guerra Mondiale, ad Alessandria d’Egitto qualche anno dopo e nella Firenze dei primi ’70), e con uno stile che ricorda assai da vicino quello di Don DeLillo, Rachel Kushner racconta dei sogni e delle speranze – spesso infrante – delle giovani generazioni nel corso degli anni. In ordine cronologico, il primo “sognatore” è un ragazzo italiano che di cognome fa Valera e che incontriamo nel primo capitolo del romanzo quando, da “Ardito”, uccide un soldato tedesco colpendolo in testa con il fanale della moto con la quale operava le sue incursioni. Già, la moto. Esagerando un po’, si potrebbero paragonare le moto presenti ne I Lanciafiamme con la pallina da baseball di Underworld; le moto qui, infatti, fanno da trait d’union tra le vicende che vanno intrecciandosi. Reno, una giovane ragazza del Nevada con ambizioni artistiche, aveva raggiunto la frizzante New York dell’epoca (metà anni ’70) proprio in sella a una moto, e sempre in sella a una moto – una Valera nuova fiammante non ancora immessa in commercio – ritorna nella sua terra d’origine per partecipare a una corsa sulle Salt Flats; una corsa in moto sul deserto salato che, nelle sue intenzioni, si dovrebbe trasformare in una vera e propria performance artistica. In quel luogo, durante gli anni della sua adolescenza, un pilota americano dal sorriso smagliante stabilì il record mondiale di velocità terrestre, diventando il suo idolo con tanto di poster in cameretta. Le moto Valera si chiamano così in onore del loro “creatore”, sì, proprio il tizio che abbiamo incontrato sull’Isonzo e che rincontreremo in Brasile durante il secondo conflitto mondiale, quando, da buon capitalista senza scrupoli, sfrutterà senza alcun senso di colpa il lavoro degli indios nella raccolta della gomma; il nostro, infatti, ha deciso di diversificare le proprie attività e di lanciarsi anche nella produzione di pneumatici. Ma perché la giovane Reno (così chiamata in onore della sua città di provenienza) poteva guidare una moto non ancora in commercio? Semplice, perché aveva conosciuto e si era messa insieme a Sandro Valera (figlio dell’industriale fascista che abbiamo lasciato in Brasile), il quale vive da anni a New York dove è apprezzato (anche se non necessariamente compreso) artista. Sandro si è allontanato dalla famiglia per dissapori con entrambi i genitori ed il fratello Roberto (tutto suo padre) e per il fatto di avere una concezione della vita completamente diversa dai propri avi. Fatto sta che a seguito di una serie di circostanze, Sandro finisce per accompagnare in Italia la sua nuova fidanzata. In Italia, a Bellagio per la precisione, la giovane americana farà la conoscenza del fratello e, soprattutto, della madre del proprio attempato moroso; ma vedrà con i propri occhi anche cosa sta succedendo nel ridente Paese nel quale aveva vissuto per un anno come studentessa a Firenze. In Italia, Reno conosce Gianni, giovane quanto imperscrutabile membro di un movimento clandestino che non si fa scrupoli di ricorrere alla violenza pur di farsi sentire.

I Lanciafiamme è tutto questo ma anche molto altro ancora. Tante sono, ad esempio, le citazioni cinematografiche e tante altre le storie narrate e i personaggi, più o meno bizzarri, presenti in questo romanzo talmente denso che si fa prima a leggerlo che a raccontarlo.

«Qui arrivo al punto. E il punto è che ognuno di noi ha un sogno diverso. Il punto è che è un grave errore presumere che il nostro sogno sia condiviso, che sia un sogno comune. Non solo non è condiviso, non  è comune, ma non c’è ragione di presumere che altre persone non trovino noi e il nostro sogno del tutto rivoltanti» fa dire l’autrice ad un attempato artista durante una cena in un appartamento di Manhattan. Ecco, il punto è che non si può ridurre I Lanciafiamme ad un romanzo storico sugli anni ’70 in Italia, ma nemmeno ad un affresco del variegato e variopinto movimento artistico della New York del tempo, e nemmeno alla storia di una tizia a cui piace correre in moto. I lanciafiamme rappresenta il tentativo (riuscito) di avvicinare epoche e luoghi – mondi, persino – che non avremmo creduto così avvicinabili e, in fondo, così simili tra loro pur nella loro specificità.

“I Lanciafiamme”, Rachel Kushner, traduzione di Stefano Valenti, pp. 548, Ponte Alle Grazie, € 18,60, 2014

Giudizio: 5/5


18.05.2014 Commenta Feed Stampa