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Chiuso per Kindle di Massimiliano Timpano e Pier Francesco Leofreddi

9788845276149 [1]Chi vi scrive è la felice posseditrice di un ereader e, al contempo, studentessa di un corso per diventare librai. Che possa anche solo sembrare una contraddizione dipende dalla contemporaneità di quanto stiamo vivendo; è complicato giudicare qualcosa mentre accade, e la “rivoluzione digitale” non è ancora arrivata al suo acme per poterla comprendere nella sua completezza – almeno non qui, in Italia.
Tuttavia un metodo per poterla raccontare è analizzare le reazioni che produce, e definirla attraverso la sua negazione per eccellenza: l’universo cartaceo, che non comprende solo l’oggetto libro, ma anche, come in questo caso, chi porta il libro all’interno della dimensione cittadina, a livello capillare, la figura che permette al libro di uscire dall’anonimato.
“Chiuso per Kindle [2]” è il racconto, per l’appunto, di due persone del mestiere, due librai reclutati forzatamente in una guerra di posizione sfibrante, contro un nemico dall’aspetto quanto mai zen e innocuo.
Dalla “trincea” romana in cui operano giungono dispacci allarmanti: la popolazione dei lettori è spesso di braccio corto (“Che pago a te? Scusa mi sbaglio o questo è scontato, no perché l’ho visto ieri…”), idiosincratica, con poca decisione o troppa, irrispettosa delle regole e del mestiere (vedi alla voce Cliente last-minute e cliente “pochi minuti”), e con chiare difficoltà a comprendere i meccanismi che portano un libro al destino quasi irreversibile dei “fuori catalogo”.
Nella varietà della corrente umana che attraversa quotidianamente una libreria, il libraio si erge come una promessa di costanza e immutabilità; eccolo in azione mentre trova il libro più adatto per chi “non legge”, o “mentre aiuta il professore a compilare la lista e controlla quale sia il libro più breve per lo studente”.
Con la leggerezza che non nasconde l’inquietudine di poter davvero “chiudere per kindle” i due librai snocciolano esperienze, aneddoti e riflessioni. Riguardo l’imputato scrivono: “Ormai è certo, ne siamo consapevoli: l’ebook cambierà in modo definitivo sia il modo di scrivere e di produrre un libro, sia il modo di leggere. Ma quello che è ancora più certo è che i libri non scompariranno, né tantomeno le librerie. Che fine farebbe quella moltitudine di persone che ogni giorno entra in libreria alla disperata ricerca delle novità più interessanti o dei classici più introvabili?”.
Attraverso il loro diario non solo il mestiere del libraio, ma anche il luogo che lo rende tale viene raccontato. La libreria, paragonata a uno dei “non luoghi” definiti da Marc Augé è l’espressione più diretta del carattere del suo libraio: risente dei suoi gusti e umori, ma al contempo riflette la realtà in cui è insediata, trasformandosi a seconda della sua clientela.
Se la libreria, soppiantata dalla vendita on-line, dovesse scomparire, il libraio la seguirebbe poco dopo, sostituito da programmi scritti appositamente per suggerirci il nostro prossimo libro preferito. E alla fine della rivoluzione cosa resterebbe? La realtà virtuale sembra apparire concreta come le solite frasi di sempre: “Leggere aiuta a crescere, o La cultura non è noiosa”.
Scrivono a questo proposito Massimiliano Timpano e Pier Francesco Leofreddi: “è necessario trasformare questi proclami in qualcosa di concreto. Può intervenire il libraio in tal senso? Sicuro, e mai come in questi ultimi anni di prepotenza digitale, in cui sempre più di frequente sentiamo parlare di “nativi digitali”, di chi in sostanza avrà sempre meno dimestichezza con il libro, è necessario il nostro intervento”.

Giudizio: 3/5
Massimiliano Timpano, Pier Francesco Leofreddi, “Chiuso per kindle”, 174 pp, €9,50, Bompiani, 2014