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In territorio nemico di SIC – Scrittura Industriale Collettiva

di Danilo Cucuzzo

in-territorio-nemicoIl motivo principale che spinge a leggere questo libro è dato dalle ben duecentotrenta mani che lo hanno scritto. Centoquindici autori, coordinati da Gregorio Magini e Vanni Santoni, che hanno dato vita a un romanzo fluido e coerente dalla prima all’ultima riga. Se non fosse chiaramente specificato che “In territorio nemico” è il frutto di una Scrittura Industriale Collettiva, mai e poi mai il lettore si sarebbe reso conto di quante mani e menti hanno concorso alla realizzazione dell’opera.

Ambientato durante la resistenza, il romanzo riesce pienamente nell’intento di dipingere un quadro di ciò che accadde durante quei terribili mesi di guerra civile in Italia. Lo fa per mezzo del racconto di tre storie. Quella di Matteo, sottoufficiale della Regia Marina che un po’ per caso e un po’ per il desiderio di raggiungere la sorella rimasta sola forse al nord, diserta e finisce per unirsi ai gruppi che hanno imbracciato le armi per difendere il Paese dalla vendetta nazifascista. Quella di Adele, sorella di Matteo, che si ritrova da sola a Milano, città nella quale si era trasferita dopo il matrimonio con Aldo, il quale, inspiegabilmente, è sparito abbandonandola. Adele, giovane donna molto bella e vissuta sempre in ambienti borghesi, si ritrova ben presto a corto di viveri e, spaventatissima per una visita tutt’altro che cordiale da parte di un gruppo di camice nere in cerca del marito fuggitivo, si vede costretta a cercarsi un lavoro in fabbrica. Le sue mani curate e poco inclini al duro lavoro, dovranno abituarsi e si troveranno, per la prima volta, a stretto contatto con le mani callose e rozze di quelle donne appartenenti al proletariato, donne che Adele prende ben presto ad ammirare per la loro tenacia e per il loro coraggio. Il passaggio dalla fabbrica ai GAP le viene del tutto naturale. L’Attrice, come la chiamano per il suo aspetto fisico, si trasforma in una combattente di prim’ordine che non esita a premere il grilletto contro i tedeschi quando si convince che tanto il fratello quanto il marito siano ormai morti. La terza storia, che corre parallela alle altre due, è quella di Aldo, il quale, come accennato, abbandona la moglie per rifugiarsi nella cascina della madre. Ingegnere presso una fabbrica di aeromobili, dopo l’8 settembre Aldo si fa sopraffare dalla paura: paura di essere mandato a combattere, paura di essere accusato e punito come renitente qualora non lo faccia o, addirittura, timore di essere condannato a morte come traditore.

È proprio Aldo il personaggio più disturbante ma allo stesso tempo più affascinante dei tre. Se Matteo e Adele, sia pure in modo diverso, rappresentano degnamente tutti quei giovani e meno giovani che non esitarono a mettere a repentaglio le loro vite per liberare l’Italia dal giogo nazifascista, con tanto di notti trascorse all’addiaccio sotto il persistente pericolo di essere sorpresi da una squadra di SS e trucidati nel sonno; se i due fratelli rappresentano tutto questo, Aldo incarna la debolezza umana, quel fifone che nessuno di noi vorrebbe essere e che, anzi, tutti saremmo pronti a dileggiare scostandolo malamente dal nostro cammino. Il tutto, ovviamente, in linea teorica, poiché è evidente che in certe situazioni bisognerebbe prima trovarcisi e poi, solo dopo, giudicare.

Vivere “In territorio nemico” può portare un marinaio a spogliarsi della propria divisa per intraprendere la lotta contro gli alleati di un tempo, una donna a scoprire di possedere nel più profondo del proprio essere un coraggio che mai si sarebbe sognata di avere, o un uomo a dover fare i conti con il terrore nero che gli si è instillato, lentamente ma inesorabilmente, in ogni cellula del proprio corpo.

Aperta la prima pagina per curiosità, il lettore, dopo aver chiuso l’ultima, si ritrova per le mani un romanzo che merita di essere letto per la sua scrittura fluida e avvincente e per non dimenticare da dove veniamo.

SIC – Scrittura Industriale Collettiva, “In territorio nemico”, pp 308, € 15, minimum fax, 2013

Giudizio: 4/5


16.03.2014 Commenta Feed Stampa