Cabaret Bisanzio, laboratorio di finzioni > Letture > Viviane Élisabeth Fauville di Julia Deck

Viviane Élisabeth Fauville di Julia Deck

di Enzo Baranelli

copertina DeckTu non farai mai più la brava“.

Il romanzo d’esordio della giovane scrittrice francese Julia Deck è una profonda riflessione sui frantumi della psiche e sulla difficoltà di incastrare i ricordi per dare un senso a una serie di azioni. L’incipit (straordinario per la cura dello stile) vede la protagonista, con in grembo la figlia di tre mesi, che si abbandona su una sedia dondolo. Il movimento tra due posizioni sarà una costante di questo breve romanzo. La fragilità dell’io deraglia e lascia Viviane a lottare con il “pozzo nero” che si è aperto dopo lo shock della morte del suo psichiatra Jacques Sergent. Il coltello fatale di Viviane, di cui si specificano modello e marca, ritornerà più volte nel corso della narrazione. Le fughe mentali e le ricostruzioni in parte alimentate da un principio razionale e in parte frutto di un delirio psicopatologico, sono lo spunto per riflettere sulla nostra percezione della realtà, spesso alterata dall’uso o dall’abuso di psicofarmaci o dal ricorso troppo semplicistico a una modificazione chimica da parte di uno psichiatra. Raggiunta una soglia di presunta normalità (come accadrà nel finale del romanzo), tutte le problematiche psicologiche rimarranno drammaticamente irrisolte.

Il lettore è frastornato, nel corso della narrazione, dalle possibili variabili della realtà, il comportamento di Viviane corre su un filo sottile tra follia e lucidità, e non si sa a quale informazione dare maggior peso. Esiste una dualità tra deragliamento delle percezioni e la precisione millimetrica della scrittrice nel rappresentare Parigi. I metri tra un incrocio e un altro, i nomi delle fermate della Metro, le facciate degli edifici, gli angoli fra le strade: mentre tutto sta crollando, la toponomastica parigina è un argine alla scomparsa di ciò che è reale, Viviane tenta di afferrare queste briciole di lucida evidenza. Fallendo.

Il lettore si troverà a fronteggiare un continuo passaggio, nel corso della narrazione, tra pronomi diversi (tu, egli, noi): la prosa, come l’attenzione alla geografia di Parigi, si allinea a una dualità che percorre l’intero romanzo. Immaginazione o realtà. Vero o falso. In questo universo fragile, inesatto, pieno di facce e nomi che si affollano uno sull’altro in una corsa affannosa e in cui non si riesce a dare un volto alla “normalità”, Valentine, la bambina di pochi mesi, può rappresentare una sorta di bussola a cui Viviane si aggrappa con tutte le sue forze: “Ignoriamo da dove venga questa creatura che sul nostro conto ha l’aria di saperne molto di più di quanto noi potremo mai immaginare ed è lei che ci guida, è lei che dà forma alla nostra conversazione, che fa di tutto per costruire questo legame così incerto. E forse sarà sempre lei così indifesa e così tenace, ad averla vinta. E diventeremo madre e figlia solo e soltanto grazie alla sua determinazione“. “Viviane Élisabeth Fauville” è questo e molto altro ancora: un piccolo straordinario romanzo che lascerà un’impronta molto profonda nel vostro cuore. Imperdibile.

Julia DeckViviane Élisabeth Fauville, pp. 129, Adelphi, 2014.

Giudizio: 5/5


11.03.2014 Commenta Feed Stampa