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Il mago della fiera di Jelena Lengold

di Chiara Condò

ilmagodellafieraJelena Lengold è alla sua prima pubblicazione per la Zandonai, casa editrice che abbiamo imparato a riconoscere come punto di riferimento per le letterature balcaniche, ma ha già alle spalle una serie consistente di opere e diverse traduzioni all’estero. La raccolta di short stories con la quale è arrivata in Italia, impreziosita dalla traduzione di Alice Parmeggiani, le è valsa l’European Prize for Literature 2013 per il suo paese, la Serbia.
Le occasioni che danno a Jelena Lengold il la per comporre le sue brevi storie sono estremamente quotidiane, a tratti quasi banali – un viaggio in aereo, una vacanza di pochi giorni, separazioni e attese di cui facciamo esperienza ogni giorno, ma il tratto con cui vengono raccontate colpisce per l’estrema originalità e la forza della sua personalità. La sua scrittura è familiare, quasi domestica, ben collocata nella realtà, coadiuvata da un tono diretto e semplice, a volte anche ironico, come nel racconto Love me tender dove la protagonista scivola senza speranza nelle sue fantasticherie per un finto Elvis. Per alcuni versi potrebbe quasi somigliare a una versione più spregiudicata e fresca della scrittrice giapponese Banana Yoshimoto: la scrittura della Lengold è forte e garbata al contempo, e i suoi protagonisti si raccontano attraverso di lei, confidando alla pagina non solo frustrazioni e malinconie, ma soprattutto il loro accorgersi di una realtà altra, intravista dallo spiraglio della loro solitudine.
In un’intervista rilasciata a Lucilla Parisi, la scrittrice si sofferma più attentamente proprio sul concetto di solitudine, che a una prima lettura sembra essere l’elemento comune a tutte le sue storie:

“Questo libro parla sì di solitudine, ma intesa come destino di ogni persona. Essere soli non significa necessariamente non avere nessuna persona intorno: ritengo invece che sia più uno stato mentale, una sorta di raggiunta consapevolezza per cui ogni individuo è solo indipendentemente dal numero di persone che lo circondano.

Il mix di prospettive differenti svela un sistema di simboli di non così immediata comprensione: nonostante la semplicità del discorso, dietro le parole dei personaggi si cela sempre una dimensione sospesa e sensuale, uno spazio limite in cui fermenta l’epifania. Così una raccolta di racconti d’ispirazione quotidiana che avrebbe tranquillamente potuto passare inosservata si impone invece come un’affascinante serie di momenti fatali e irripetibili. Per il fascino dello stile sembra quasi che sia la stessa Lengold “il mago della fiera”, molto più che un fenomeno da baraccone i cui trucchi sono facili da scoprire. Nella sua sensibilità non c’è l’inganno di una quotidianità posticcia e trita, ma piuttosto l’incanto quieto e malinconico che subivamo quando durante una fiera, da bambini, restavamo a bocca aperta di fronte all’ennesima magia acquistata per qualche soldo.

Jelena Lengold, “Il mago della fiera”, traduzione di Alice Parmeggiani, pp. 135, €12, Zandonai, 2013

Giudizio: 4/5


20.01.2014 Commenta Feed Stampa