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Viaggio nella notte di Massimiliano Santarossa. Appunti per una critica meta-letteraria.

di Francesco Papa

santarassoapezzottiniRecensione – pastiche  di “Skagboys” di Irvine Welsh, autore pubblicato da vari anni: e pastiche precisamente nell’imitare la cadenza tradotta da Massimo Bocchiola del Mark Renton protagonista del romanzo “Skagboys“:  quanto scritto è “come se” lo esprimesse Mark “Pelorosso” Renton, rientrando così nella libera espressione creativo-letteraria.

Una completa regressione rispetto a “Hai mai fatto parte della nostra gioventù?” dove l’autore si sforzava, e con discreto successo, di creare una storia e dei personaggi. No, qui abbiamo il protagonista, mistico suicida (occhio non è uno spoiler lo dice tipo a pagina 3 che sarebbe, nella numerazione dell’editore, la 14) e che lavora il sabato mattina nel capannone, cazzobestia, rimpiange il veleno nei polmoni, mentre si rolla, e amenamente aspira, una cannetta, pensa a Cristo e ai Santi come Emanuele Tonon, un altro scrittore che te lo raccomando, soporifero come la CO2 e forse anche più letale potresti restarci per sfiga, tanto è triste ché poi ti vengono le idee malate. “Viaggio nella notte“, ha il titolo che sembra copiato o preso a prestito dal grande romanzo di uno scrittore francese, purtroppo antisemita, ma è molto più corto, sia il titolo che il libro, manca il talento e tutto il sugo della storia, e al posto della scrittura creativa, il buon Santarossa (solide braccia rubate all’arte della marmellata nei vasetti), punta sull’effetto eco in dolby surround e l’autore si è letto i bugiardini di valium, clonazapem, temazepam, prazepam e pamparazepam vari… e pensa pure alla Madonna. Forse perché, in empatico sentire con il suo protagonista, si cala troppo ellessedì li nel tubo fognario, ma che bell’ambientino per i trip andati male (attenzione al setting: lo diceva sempre anche Hoffmann, il quale l’LSD lo aveva sintetizzato nei laboratori LaRoche), e poi evviva l’estro malato dell’ultraviolenza: l’Arancia meccanica al Santarossa gli fa due baffetti di “latte più” (qui citiamo Stanley Kubrick, senza farlo pesare, cioè sì, ma giusto per chiarezza proletaria) sui peli radi del labbro superiore rotto dalle mazzate delle risse! E’ un duro col chiodo in pelle di caribou il nostro! (Vedi foto stile Predappio, ma senza il braccino, ché costa fatica e lettori che seguono il novello vate del post-industrialismo lombardo veneto).autoreconchiododicaribou

I personaggi di questo libro, tolto appunto chi racconta che si vuole uccidere per porre fine alle proprie sofferenze, e forse anche alle nostre di riflesso, così non dobbiamo più starlo a sentire, sono macchiette, sono bozzetti evanescenti, che se li avesse ideati il mio amico delle elementari, quello con un lieve prognatismo e la battuta a scoppio ritardato, mi sa che sarebbero potute venire meglio. Ovviamente si dice per scherzare sia chiaro -niente offese- e massimo “santarossa” rispetto! Grande indagatore sciamanico della psichedelia a lume funereo, stile candeliere dell’Ikea, e vai pure coi BPM! E il prossimo libro, a sentire i rumors dell’ultimo rave, pare pure peggio, cioè è uguale a questo, ma forse con meno o più ( – o +) morti, ‘nzi-sa, decide poi l’editor punkabbesstia, dopo che ha stappato quattro mignon di grappa. Sempre con l’iperbolica simpatia e rispetto, perché scrivere costa fatica, ma pure per leggere ‘sta roba devi essere chimicamente preparato, occhio, ché voglio mettervi sull’avviso, sai mai che vi sedete su una poltrona slandrata alle due di notte, tipo, e ve lo ritrovate sotto il culo. La recensione è ironica, il libro, invece, lasciatelo perdere, perché tanto presto esce il “2 – la vendetta” ovvero “Il male“, e vi tocca rifare l’hardware se volete essere updatati. Ma fate voi.

Massimiliano Santarossa, “Viaggio nella notte“, pp. 122, 14 euro, Hacca, 2012.

Giudizio: 1/5


19.10.2013 1 Commento Feed Stampa