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Il casale di Francesco Formaggi

di Nicolò La Rocca

il_casale_02Francesco è un tipo apatico; quando Giulia, la sua ragazza, gli propone di trascorrere una settimana di vacanza in campagna dalla zia Ester, non riesce a opporsi. In macchina, durante il viaggio, la tranquilla routine del loro rapporto è squarciata da un’immagine inquietante: stiracchiandosi sul sedile, Giulia esibisce il suo alluce incongruo, mostruoso. A Francesco sembra un segnale inquietante. Ma l’alluce è solo il primo di tante stranezze: dietro ogni gesto, dietro i comportamenti di chi lo circonda, attraverso le maglie strette di un paesaggio che alterna toni bucolici a immagini ripugnanti, sembra celarsi una minaccia indecifrabile. Così Francesco cerca di difendersi col suo sguardo annoiato, di ignorare i segnali di una realtà terribile sottesa a quella che appare, anche quando i segnali si ripresentano con un’insistenza molesta, come l’epifania di un mondo altro che vibra dietro la routine del quotidiano: la carcassa di una pecora orribilmente squarciata, alcune galline decapitate, un dito mozzato, un cavallo imbizzarrito. Eppure il quotidiano nel quale si immerge Francesco, nel casale di Ester, sembra rigoroso, assemblato dai comportamenti moraleggianti e antichi della zia di Giulia, dalla logorroica cordialità del marito, dai cugini, perfetti stereotipi di una piccola borghesia cultrice di ordinarie passioni e  vuoti tic. Ma le stranezze continuano, è inutile cercare di negarlo, dietro la pellicola superficiale della realtà si cela l’abisso: una stretta di mano diventa un tacito duello, lo sguardo della domestica è una misteriosa richiesta d’aiuto, un innocuo boschetto si trasforma in un luogo spaventoso. È come  se sotto ogni cosa ci fosse qualcosa di premeditato, un’intenzione, uno scopo, ma quale?

Nelle ultime pagine del romanzo la tragedia deflagra, le passioni e gli orrori si fondono in un finale al cardiopalma e violento:  la sparizione del marito di Ester, il comportamento ambiguo della domestica Clara, il sesso malato non sono altro che la conferma di tutto quel non detto che nei due terzi del libro si è agitato tra le righe della scrittura composta di Formaggi.

La bravura di Francesco Formaggi sta proprio in questa sua capacità di far esplodere il dramma tra le pieghe della normalità, nel continuo passaggio da un registro leggero, rassicurante, a uno drammatico e incalzante. Il passo narrativo di questo scrittore ha una sua peculiarità: dietro l’apparente e ordinato naturalismo si cela una scrittura immaginifica, capace di improvvisi scatti nervosi; “Il casale”  è un noir che non punta a farsi brogliaccio della realtà, né a cercare trovate giallistiche a buon prezzo; esso imbocca una terza via, meno battuta: fa della sua pagina, ricca di particolari minuziosi, di gesti e azioni analizzati al rallentatore per mezzo di primissimi piani, un espediente narrativo efficace che tiene il lettore attaccato alla storia, spesso facendo ricorso ad accadimenti minimi, iniettando in lui l’attesa di un evento che risolva la tensione accumulata durante la lettura. E verso la fine il lettore capirà che quell’evento sta in fondo a un inevitabile precipizio che la scrittura di Formaggi, con i suoi raffinati artifici, ha saputo abilmente ritardare. Ora, nelle ultime pagine, è come se l’autore ci volesse dire che talvolta il  crimine non si sceglie, non nasce dal libero arbitrio ma è frutto di una situazione; fanno tutto gli altri e tu alla fine sei l’esecutore di ordini altrui. Il mondo è un oggetto ibrido, ambiguo, e alle volte prende forme terribili, anche con il tuo contributo, senza che tu ci possa fare niente.

Francesco Formaggi, “Il casale”, pp. 240, Euro 16,50, Neri Pozza, 2013.

Giudizio: 5/5


2.10.2013 Commenta Feed Stampa