- Cabaret Bisanzio, laboratorio di finzioni - http://www.cabaretbisanzio.tk -

Istruzioni per distruggere il vento di Daniel Cundari

www.inmondadori.it [1]Daniel Cundari ha un apprendistato poetico: Istruzioni per distruggere il vento è la sua prima opera narrativa e gli anni trascorsi ad affinare il verso hanno dato alla sua penna un’inclinazione precisa. Calabrese di Rogliano, toscano e andaluso di formazione, l’autore ha una scrittura sensibile e attenta nei confronti di una realtà quanto mai difficile da raccontare nella sua completezza, fin troppo mobile per essere catturata davvero. “Lei crede davvero che la gente sappia cosa sia la Calabria?” e poi, ancora, “Sa cos’è Rosarno? Sa cos’è un balcone naturale che si affaccia su un mare azzurro lancinante che comprende un territorio immenso e fertilissimo fatto di pianure afflitte da splendidi  aranceti e uliveti?”: le domande di Cundari, rivolte a un ascoltatore che non risponde, sono espressione di una riflessione costante a cui i cinquantotto capitoli del libro tentano di dare, faticosamente, una forma.

Procedendo per accumulo, il romanzo di Cundari traccia un’immagine alternativa della Calabria: alla tipicità regionale si affiancano forti contrasti e paradossi. Così una terra mitologica, odorosa dei profumi della Magna Grecia, è inondata di nuovi migranti: i suoi boschi ospitano catapecchie di lamiere, e troppe teste slave si sono diffuse tra i visi severi di Alvaro. Capitolo dopo capitolo, una scrittura espressionista e tesa ci travolge in un sentimento di amore e distacco, tipico di chi, andato via, si riappropria di una dimensione rinnovata dal sacramento della lontananza. Eppure l’opera di Cundari risente troppo pesantemente della sua militanza poetica, e la completa assenza di trama non giustifica il citazionismo sfrenato e a volte gratuito a cui l’autore spesso si abbandona: ogni capitolo ospita puntualmente un rimando colto che, se inizialmente sembra impreziosire e completare la pagina, alla lunga stanca e banalizza la narrazione. Elenchi interminabili di oggetti, situazioni e paesi ritmano così, come una litania, l’andamento del racconto, sin dalla prima visione di Cuti: “un rione solcato dalle rughe dei muri sbrecciati simili a quelle di una nonna nei romanzi di Céline, gli stucchi crollanti sui palazzi nobiliari e sui sanpietrini  di selce, la forfora dell’infanzia tra pile di balocchi trascurati, trottole, marionette, soldatini di legno e vernici…”, in un intreccio fitto di immagini suggestive e violente insieme, eco sincera e attenta della memoria emotiva di una terra incognita, indecifrabile e misteriosa anche per chi la abita.

Così le istruzioni che Cundari ci lascia portano con loro l’impossibilità di un sogno: credere di poter distruggere il vento è un’utopia crudele, un desiderio irrealizzabile. Ma, ricorda l’autore, i calabresi sono uomini che conoscono l’arte del sognare, così come Cundari ha imparato quella dei suoi antenati. Dice infatti in un’intervista: “(sono un) contadino della penna. Scrivo per arare il mio cuore. Non faccio altro che salvare qualche germoglio da una terra infestata dai parassiti. Ma il vero contadino è sempre un brigante, un poeta.”

Daniel Cundari, “Istruzioni per distruggere il vento [2]”, pp.106, €10, Rubbettino, 2013

Giudizio: 2/5