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L’avversario di Emmanuel Carrère

di Enzo Baranelli

avvaersarioIl mistero, però, è che non esistono spiegazioni, e per quanto inverosimile possa sembrare, questo è ciò che è accaduto”.

Il finale di questo volume è una riemersione dopo un’apnea di centosessanta pagine. Per un attimo il lettore, con i sensi ottusi, rimane sospeso in una bolla a contemplare l’opera. Del Male. Emmanuel Carrère, ritornato di moda dopo il successo di Limonov (Adelphi, 2012), ha scritto questo racconto prima del 2000, seguendo da vicino le vicende giudiziarie di Jean-Claude Romand che “la mattina del sabato 9 gennaio 1993 uccideva sua moglie e i suoi figli”. L’autore entra da subito nella storia senza enfasi, sottotono, con pochi spogli riferimenti a sé e alla sua famiglia: L’Avversario è un true crime (trai capolavori del genere) in cui l’evidenza dei fatti conduce Jean-Claude Romand a mentire, prima, sulla sua laurea in Medicina (mai ottenuta) e, poi, sul suo lavoro come medico all’OMS di Ginevra: una menzogna durata quasi vent’anni e che comprende un matrimonio, due figli, vacanze e album di foto (in gran parte bruciate nell’incendio che apre il libro). “Cecità e vigliaccheria” dice Carrère anche se lui stesso sembra poco convinto: Jean-Claude Romand resta l’uomo che ha affrontato il Male ed è divenuto egli stesso “l’Avversario”, autore del massacro dei suoi genitori, di sua moglie e dei suoi due figli.

Un testo breve e profondo, una lama sottile che affonda nell’animo e nell’etica: tocca al lettore riemergere affannato e cercare di conquistare terra, una riva o un traguardo, qualsiasi cosa purché sia vera.

Emmanuel Carrère, “L’avversario” (ed. or. 2000 – trad. E. Vicari Fabris), pp.  169, 17 euro, Adelphi, 2013.

Giudizio: 5/5

 

 

 


25.07.2013 1 Commento Feed Stampa