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Nella terra estrema di Giovanni Russo

di Chiara Condò


NZOCentodieci anni fa Giustino Fortunato descriveva la Calabria come “uno sfasciume idrogeologico pendulo sul mare”. La definizione si inserisce in una tradizione di studi che analizza il problema del Meridione partendo letteralmente dalle radici. In una terra in cui i boschi scompaiono, le montagne franano e le fiumare straripano la politica è simile a una pianta che si è adattata a crescere in condizioni estreme, attraverso compromessi e impasse. La collezione di studi meridionali della Rubbettino si propone così di registrare l’andamento della riflessione sul Sud, attraverso articoli e saggi di storici quali Salvemini, Zanotti-Bianco e Amendola; la raccolta di Giovanni Russo, giornalista e scrittore, è la pubblicazione più recente della collana, ed è stata presentata al Salone del libro di Torino, all’interno degli eventi dedicata alla Calabria, regione ospite del Salone 2013.
Negli articoli risalenti agli anni cinquanta, la Calabria di Russo è quella di Corrado Alvaro: i paesi sono dei ‘presepi’ arroccati sulle montagne, l’acqua è razionata e la luce elettrica non è ancora una conquista così scontata. Gli uomini hanno il volto segnato dalla violenza e dalla miseria e ogni scambio è costruito all’insegna di un orgoglio furioso, che non conosce eccezioni: “l’unico rapporto è quello che si stabilisce al momento del lavoro della terra o quando c’è la raccolta delle olive. Cessa la raccolta, cessa il rapporto. Il padrone si chiude nella sua casa, i giornalieri partono con il sacchetto di olive e qualche migliaio di lire nelle tasche per il paese di montagna o di marina da cui sono venuti. Restano i guardiani a chiudere i cancelli e a salutare il padrone quando si alza la mattina”.

Meno lirici ma più tecnici, gli articoli degli anni sessanta tentano di delineare il più chiaramente possibile la materia della questione meridionale: si percepisce lo sforzo della riflessione che Russo compie sulla natura dei problemi che impediscono alla Calabria di risanarsi. In simbiosi con l’opera di Franco Cassano, il giornalista individua l’origine dello squilibrio in una serie di tempistiche sbagliate: il pensiero meridiano è basato su una lentezza vitale, che ha preservato il Sud dalla distruzione. Quando l’Italia ha iniziato a progredire velocemente, a ‘europeizzarsi’, la Calabria non ha potuto adeguarsi: “paradossalmente, quindi, proprio il progresso rapido del resto del Paese ha aggravato il ritardo della Calabria”. Ecco allora che fenomeni irreali hanno guadagnato alla regione più estrema della nazione una fama grottesca, da fiaba impossibile; perché in Calabria gli ingenti aiuti monetari non giungono mai dove dovrebbero, la burocrazia è una macchina difettosa, e ogni opera resta incompiuta, partecipando, nel suo piccolo, a quella corrente artistica e penosa che è il ‘non-finito calabrese’, di cui le campagne riarse sono piene. Ognuna di queste immagini, inoltre, contribuisce alla corrente di pensiero che vede il Sud come una “forma incompiuta di Nord”.
La regione, invece, sembra sfuggire alle meccaniche nazionali proprio perché nel suo isolamento geografico ha saputo creare un equilibrio unico, diffidente e refrattario a ogni ingerenza esterna, riflesso preciso del carattere dei calabresi, accoglienti e chiusi al contempo, che Corrado Alvaro, più volte citato nella raccolta, ha ritratto nei suoi racconti. Proprio un ricordo dello scrittore di San Luca, a cui Russo era intimamente legato, apre e chiude la raccolta, conferendole quasi lo status di approfondimento di quella sua gente d’Aspromonte sospesa tra mito e realtà.

Completati dalla prefazione di Vito Teti, gli scritti di Russo sono dunque una bussola preziosa per chi voglia addentrarsi nella storia della questione meridionale: varia nei contenuti (e anche nello stile), la raccolta è il tentativo, andato a buon fine, di trovare una via per descrivere la natura più semplice e segreta del dissesto calabrese, senza mancare di descriverne i progressi. Così la storia della rivolta di Reggio si affianca ai progetti per il turismo nel Pollino, e la sensazione di avere a che fare con una terra ‘incognita’ ed estrema si allontana. Giovanni Russo abbatte  pregiudizi radicati ed errori storici, per ricostruire a regola una cronaca onesta, veritiera e informata della Calabria, una terra in cui, come dice Cassano, la lentezza non è semplicemente una scusa apparente, ma una salvaguardia insostituibile e necessaria: scrive infatti nel suo “Il pensiero meridiano”: “Il pensiero lento offrirà ripari ai profughi del pensiero veloce quando la macchina inizierà a tremare sempre di più e nessun sapere riuscirà a soffocare il tremito. Il pensiero lento è la più antica costruzione antisismica”.

Giovanni Russo, “Nella terra estrema”, pp.137, €14, Rubbettino, 2013

Giudizio: 4/5


 

16.07.2013 Commenta Feed Stampa