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Joyland di Stephen King

di Daniele Cohen

ultimo-libro-di-stephen-king-joylandQualche sera fa sono stato a cena in un ristorante con alcuni amici; uno di quei ristoranti dove ti servono le portate senza che tu le abbia ordinate. Una cena al buio, diciamo. I camerieri si presentano da voi dichiarando il contenuto del piatto e se proprio non vi fa schifo ciò che vi propongono , accettate e dividete la cena con gli altri seduti al vostro tavolo. Va avanti così per tutta la durata della cena, fin quando non ne avete abbastanza e chiedete al cameriere di non servirvi più pietanze.

E’ in questo frangente, mentre dividevo con un’amica un piatto di crostacei e si chiacchierava del più e del meno, che mi hanno messo a conoscenza del fatto che Peggy Sue si sposerà la settimana prossima.

Naturalmente Peggy Sue è il nome fittizio di una persona che non voglio nominare.

Peggy Sue è una donna della quale sono stato innamorato quando avevo 15 anni.

Avete presente quegli amori platonici che durano anni, e che rimangono platonici soltanto perché una delle due persone è innamorata mentre l’altra no, e in alcuni casi questa persona non se ne accorge neanche che siete innamorati di lei, oppure se ne accorge ma fa finta di niente perché certe volte fa piacere sapere che qualcuno è innamorato marcio di te anche se non ricambi il sentimento? Si che ce l’avete presente, perché prima o poi è capitato a tutti.

Se qualcuno ha trascorso un’adolescenza totalmente felice e spensierata e non ha mai patito la sofferenza di un amore non corrisposto è un arido codardo oppure è un bugiardo.

Comunque, tornando a noi e al romanzo di Stehpen King, all’improvviso qualcuno mi ha confidato, mentre ero in piacevole compagnia e stavo pensando a qualunque cosa tranne al mio antico amore non corrisposto, che Peggy Sue si sarebbe sposata la settimana prossima.

Ora, dovete sapere che Stephen King in “Joyland” racconta la storia di un ventenne di nome Devin Jones durante l’estate in cui il suo primo amore lo lascia per iniziare una nuova vita senza di lui, e il ragazzo è costretto a restare in una cittadina costiera della Carolina del nord lavorando come aiutante in un Luna Park.

Poi, siccome è un romanzo di Stephen King succede che all’interno del Castello del Brivido tempo prima è morta assassinata una ragazza, e il suo spirito appare tra i finti mostri della giostra, e il nostro protagonista si deve cimentare con questa terrificante esperienza, oltre che innamorarsi di nuovo e ricordare di tanto in tanto il suo vecchio amore andato a male.

E’ un romanzo sulla nostalgia, in un certo senso.

E qui bisognerebbe aprire una parentesi.

Il termine nostalgia è stato coniato per la prima volta nel 1668 da un certo dottor Johannes Hofer, e descriveva il comportamento preoccupante che osservava nei mercenari svizzeri lontani da casa. Per la serie “Anche gli svizzeri piangono”, notò che questi mercenari si lamentavano, rifiutavano il cibo e in casi estremi tentavano il suicidio.

Nei secoli successivi il termine nostalgia si allargò anche ad altre categorie di persone e nel 1938 la nostalgia venne marchiata come “psicosi dell’immigrato”.

Secondo la medicina dell’epoca i potenziali malati di nostalgia si dividevano in quattro gruppi: i soldati, i marinai, gli immigrati e i bambini al primo anno di collegio. Il resto non era contemplato. Nessuno ripensava alla propria giovinezza con “nostalgia”. Tranne forse gli ex studenti al primo anno di collegio, o i vecchi marinai in terra ferma, o i soldati a riposo e gli immigrati tornati a casa.

Oggi invece la nostalgia è diventata una sensazione calda e confusa in cui spesso amiamo crogiolarci.

E King ama crogiolarsi e farci crogiolare nella nostalgia. Racconta una vecchia estate e un amore finito. Dentro ci mette un mistero, un crimine, alcuni amici e un nuovo amore. Una miscela esplosiva che attrae molte persone. Per questo vende milioni di copie. Ma lo sa fare con grande mestiere e soprattutto con sincerità.

Perché King è veramente un vecchio ragazzo innamorato del tempo che fu. Per questo motivo vende milioni di copie di “ogni” romanzo che pubblica.

Anche se, come in questo romanzo, non è sempre chiaro il significato che voleva dare alla sua storia.

Ad ogni modo, non celebra l’adolescenza come un tempo spensierato e divertente. Ci rifila i tormenti e gli incubi alla quale è legato questo periodo della nostra vita. A volte esasperandoli, perché è il re del terrore e non il principino dei romanzetti rosa.

E in “Joyland” dice una cosa molto vera e molto bella che mi ha ricordato un film apocalittico del 1995, un film che sembra futuristico ancora oggi: Strange days, di Kathryn Bigelow.

In quel film il protagonista interpretato da un eccellente Ralph Fiennes nei panni di Lenny Nero, è un giovane ex poliziotto che è andato in malora perché si è innamorato di una ragazza interpretata da una bravissima e puttanissima Juliette Lewis. Lei è una cantante tossica che ha avuto con Lenny solo un’avventura, mentre lui non si rassegna e fa uso di una droga allucinante che gli permette di rivivere attraverso tutti e cinque i sensi alcune scene del suo passato – anche scene mai avvenute nella realtà – E’ sufficiente inserire in un lettore un cd e infilarsi delle cuffie alle orecchie per rivivere alcuni momenti vissuti con lei. Momenti che non sono mai accaduti, ma con l’ausilio di questa droga che agisce in ognuno dei sensi, appaiono come un’esperienza verosimile rivissuta all’infinito, o comunque ogni volta che riesce a recuperare la droga, che ovviamente è costosissima.

Fosse esistita realmente una droga del genere quanti film mi sarei fatto con Peggy Sue?

Comunque, a un certo punto, in un momento del film in cui Lenny Nero è davvero ridotto male, una sua amica (innamorata di lui) cerca di scuoterlo e lo rimprovera di aver perduto il lavoro e di essere diventato uno spacciatore per amore di una donna che non vale un cazzo.

Allora lui le domanda se lei è mai stata innamorata di qualcuno che non la meritava, per il quale non valeva la pena di struggersi.

Lei risponde di si, naturalmente pensando a lui.

Lenny lo capisce e le chiede se la consapevolezza di essere innamorata di una persona immeritevole le avesse mai impedito di amarla comunque, questa persona, se l’avesse fatto smettere di provare in ogni caso il desiderio di proteggerla, anche se non sarebbe mai servito a guadagnare il suo amore né a ricavarci nulla di positivo.

Lei non risponde ma i suoi occhi ci dicono di no.

Vedere il suo Lenny marcire dietro a un’altra donna e perdersi fino a diventare uno spacciatore non le ha impedito di amarlo. E’ un amore da film, questo.

Perché i protagonisti sono già grandicelli e non si ama all’infinito e malgrado tutto una persona che non ci ama. (Tra l’altro la donna innamorata di Lenny è anche una splendida Angela Bassett.. ) Un amore così ostinato senza nulla in cambio non dura molto, a meno che voi non siate degli adolescenti infelici.

In questo caso vi capiterà come è successo a me e a Devin Jones, finché si è innamorato di un’altra.

Oggi che sono un adulto so benissimo che non potrei mai restare accanto a qualcuno a cui non importa nulla di me, e viceversa. Rompiamo amicizie e amori per molto meno, e quando succede non proviamo più quella sensazione di dolore viscerale che capitava quando eravamo ragazzini. E’ un dolore diverso, magari sembra più profondo, perché è sordo e rancoroso e si trascina dietro una serie di esperienze che ci hanno indurito o se volete, reso più maturi..

Per questo quando qualcuno mi domanda perché amo i romanzi di formazione adolescenziale dicendomi che al contrario di me, ne hanno un ricordo spiacevole e non felice, rispondo che amo pure quel tipo di disperazione e di sofferenza.

E quando ho saputo che Peggy Sue si sarebbe finalmente sposata, ho pensato che sono stato felice di essere stato innamorato di lei. Lo ero già all’epoca. Non mi interessava mettermici assieme, non solo, perlomeno.

Esserne innamorato era il dono più importante. Anche se non ho mai avuto in cambio nulla e oggi lei è una persona alla quale non penso mai, so che in un certo senso quel vecchio amore non corrisposto per Peggy Sue da qualche parte esisterà sempre.

E la cosa bella è ricordarmi di esserne stato perdutamente innamorato, e di aver desiderato stare con lei, pur sapendo che non ne valeva la pena, pur avendo capito già all’epoca che avrebbe preferito per ragioni che non mi sono mai spiegato, mettersi assieme a mezzo mondo maschile, piuttosto che con me.

L’idea di questo amore stupido, ma così fedele e puro, paragonabile solo all’amore di un genitore anche per il figlio più scapestrato; questa capacità d’amare oltre la convenienza dell’essere corrisposto, mi manca tantissimo e la ricordo con la nostalgia di un mercenario svizzero irrimediabilmente lontano da casa.

Stephen King, “Joyland“, (ed. or. 2013 – trad. G. Arduino) pp. 352, 19,90 euro, Sperling & Kupfer, 2013
Giudizio: 4/5

11.07.2013 Commenta Feed Stampa