Cabaret Bisanzio, laboratorio di finzioni > Letture > Che Dio ci perdoni di A. M. Homes

Che Dio ci perdoni di A. M. Homes

di Enzo Baranelli

homesLa voce narrante, Harold Silver, appassionato al limite dell’ossessione da Richard Milhous Nixon, è un’altra di quelle figure alla Frank Bascombe (in particolare in “The Lay of the Land” del 2006) che dalla loro intima, personale vicenda riescono a illuminare la vita di una società e di una nazione. Homes affronta una trama sempre più complessa: prima un incidente stradale (causato dal fratello George), poi l’adulterio tra Harold e Jane, la moglie di George, e, per chiudere le prime cinquanta pagine, l’omicidio di Jane compiuto da George. Harry Silver si trova così a vivere a casa del fratello e diviene tutore legale dei figli (i suoi nipoti, Ashley e Nate). Da un occasionale uso dei siti d’incontri (e dall’abuso delle pillole che Harold trova nel bagno di George) si crea una dipendenza dal sesso con una serie di situazioni grottesche, ma poi l’autrice è in grado di far virare l’intreccio verso sentimenti di amicizia e addirittura di amore. Parallelamente l’ossessione di Harry per Nixon (sta scrivendo un libro e tiene un corso universitario sul presidente finché non viene licenziato) giunge a una svolta inaspettata con il ritrovamento di alcuni racconti che potrebbero cambiare il modo con cui viene percepito Tricky Dick: i suoi eredi, però, tengono molto al “marchio Nixon” e i racconti non verranno pubblicati. Il lavoro sul libro e sui racconti conduce Harry al punto di rottura: “E’ ora di smetterla di temporeggiare, fanculo. Dick Nixon era l’uomo americano del suo tempo, si crogiolava nell’amara convinzione che per tutti gli altri le cose andassero fin troppo bene. Era la tempesta perfetta di presente, passato e futuro, di onestà e inganno, di superiorità morale e arroganza, di quella droga che era ed è il Sogno Americano, il volere di più, il volere quello che ha qualcun altro, volere tutto”.

Gli incontri, veri o presunti tali, con Don DeLillo, alla prima occasione scambiato per un vagabondo, rappresentano una decorazione intorno a una situazione sospesa tra tragedia, follia e commedia: no, non è un film dei fratelli Coen, è molto meglio. Un’enorme quantità di pensieri e informazioni esplode in uno spazio che si amplia sempre di più: bambini, amanti, anziani, anche animali, e la periferia americana e un villaggio del Sud Africa; non manca nulla nella struttura di “Che Dio ci perdoni” (“May We Be Forgiven”). L’autrice di “Questo libro ti salverà la vita” può ricordare il primo Jonathan Coe per la vastità e profondità della narrazione, e poi possiede quel dono raro, tipico dei grandi autori, di far sentire il lettore come toccato da una sorta di grazia.

A. M. Homes, “Che Dio ci perdoni”, (ed. or. 2012 – trad. Maria Baiocchi e Anna Tagliavini), pp. 495, 19 €, Feltrinelli, 2013.

Giudizio: 5/5


12.06.2013 3 Commenti Feed Stampa