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Lo splendore casuale delle meduse di Judith Schalansky

di Enzo Baranelli

Schalansky_Meduse_cover_webL’autarchia impossibile degli umani. Judith Schalansky affianca testi e immagini, e, nel libro, i passaggi verso il gradino successivo della narrazione non compete ai capitoli, ma a un elenco di vari aspetti della biologia (fotosintesi, dimorfismo sessuale, ciclo dell’acqua) che appaiono in alto sulla pagina, all’interno delle tre sezioni dell’opera. La narrazione, elegante quanto le illustrazioni, ha un ritmo normocardico e le accelerazioni improvvise sono piccoli lampi in questo flusso di coscienza. Nel titolo originale del libro (“Il collo della giraffa”) e nel cognome della protagonista, la professoressa Inge Lohmark, è evidente il richiamo alle teorie, contrapposte al darwinismo, di Lamarck. Prima di iniziare la lettura s’intuisce che la rigida convinzione evoluzionistica della professoressa Lohmark dovrà essere messa in discussione. Nell’insegnamento alla sua classe, di cui compare uno schema all’inizio del volume, Lohmark segue i principi di una ferrea selezione naturale: “Servivano piccoli test [a sorpresa] per interferire nella consueta alternanza tra le fasi di trasmissione e verifica del sapere. Altrimenti ci si ritrovava con un branco di cani di Pavlov. Solo che nella vita i campanelli non suonano”. La convinzione della necessità di un assaggio del mondo reale è ciò che ha distrutto il rapporto tra la professoressa e la figlia Claudia, ormai lontana in California. L’episodio chiave di questa relazione tra madre e figlia emerge lentamente, come in una lunga sessione psicoanalitica, e insieme ad essa i ricordi rimossi e la rassegnazione scardinano le ultime difese della mente di Inge Lohmark. L’autrice, senza soffermarsi sui dettagli, comunica la desolazione di una cittadina della Pomerania e del passaggio dalla DDR alla Germania unita. La Repubblica Democratica con i suoi rituali e simboli è una nota di fondo costante.atlas-of-remote-islands

La biologia da kolchoz di Lysenko. Nella discussione tra il nostalgico professor Thiele, che rimpiange la “visionarietà” del comunismo, e il professor Meinhard (e in parte Lohmark che assiste allo scontro trai due colleghi), che difende i risultati empirici contrapposti alle teorie astratte, Judith Schalansky riassume la contrapposizione tra l’evoluzionismo di stampo mendeliano e il neolamarckismo del blocco sovietico, causa di disastrose carestie. Il flusso di coscienza del romanzo diventa più debole, rispetto alla prospettiva iniziale, e prossimo al deragliare verso inattese direzioni quando il lettore supera la prima metà della narrazione. Nelle pagine dedicate all’esame dello sviluppo della genetica, Schalansky pone il punto di rottura nel dipanarsi del fitto pensiero di Inge Lohmark: quando l’attenzione si sposta sull’apporto ambientale, il fenotipo e le nostre azioni non si perdono più nei miliardi di anni e nelle ere geologiche, ma ci condannano alla diretta responsabilità del comportamento, al crimine e al dolore del presente come inevitabile conseguenza di un passato molto vicino. Questo romanzo composto da frasi brevi, perfettamente collegate come tessere in un mosaico, rivela l’intelligenza, l’abilità artistica e il prezioso gusto estetico di Judith Schalansky (nata nel 1980 nella DDR e di cui è attesa la pubblicazione di “Atlas der abgelegenen Inseln” già apparso come “Atlas of Remote Islands”). “Lo splendore casuale delle meduse” (titolo tratto da un passaggio e da un’illustrazione del testo a proposito delle “meduse di Haeckel”) rappresenta una precisa e magnifica introduzione a uno trai migliori talenti letterari della nostra epoca.

Judith Schalansky, “Lo splendore casuale delle meduse”, (ed. or. 2011), pp. 259, 16,50 euro , Nottetempo, 2013.

Giudizio: 4/5.


9.05.2013 1 Commento Feed Stampa