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Pura razza bianca di Frank Westerman

di Enzo Baranelli

PRBIl saggio di Westerman unisce alla ricerca giornalistica di natura storico-scientifica l’esperienza personale. Pura razza bianca nasce come un racconto che vuole ripercorrere l’origine e la diaspora del lipizzano, ma nel farlo Frank Westerman non espone semplicemente i fatti, documenta la ricerca e gli anni trascorsi nel tentativo di scoprire verità distrutte da più di un conflitto. Il cavallo lipizzano, creato dall’uomo attraverso precisi incroci, rappresenta la razza perfetta. Cavallo di imperatori, generali, simbolo della potenza asburgica, attraversò la Seconda Guerra Mondiale superando frontiere nell’oscurità, richiamando l’attenzione di Patton nella missione di salvataggio “operazione cowboy” e, infine, resistendo alle divisioni imposte a Yalta. La questione della “razza” evoca l’eugenetica e il contrapporsi delle teorie mendeliane, sfruttate dai biologi nazisti, e di quelle lamarckiane, fondamentali per il comunismo dove l’uomo “doveva” essere plasmato dall’ambiente. Per l’URSS le ipotesi di Lamarck ressero, in maniera zoppicante grazie a Mičurin e Lysenko, fino al 1964, quando ormai la doppia elica di Watson e Crick era storia. Il libro si apre come una saggio divulgativo sui cavalli lipizzani, ma il lettore finisce presto per trovarsi coinvolto in questioni etiche, eugenetica ed epigenetica, campi di selezione e sterminio, scoperte scientifiche e guerre balcaniche: in maniera circolare Westerman, nel suo libro, ci riporta sul luogo dove Gavrilo Pincip è entrato nei testi di Storia.

La complessità del racconto è resa più accessibile grazie all’approccio tra autore e materia dell’investigazione. Un legame infantile lega Westerman a un cavallo lipizzano e la sua ricerca riflette una passione impossibile per qualsiasi altro narratore. Oltre il caotico scenario delle guerre e dei criminali che le accompagnano, emergono domande scomode sulla “razza” e sulla selezione artificiale. Le risposte politicamente corrette di UNESCO e ONU non riescono a tenere il passo con la rapidità del progresso scientifico. “Nature e Nurture sono legate l’una all’altra più di quanto per molto tempo non si sia ritenuto. Stimoli esterni sono in grado di attivare o disattivare determinati geni (si vedano la metilazione del DNA, la modificazione degli istoni o il silenziamento genico n.d.r.). Lysenko e Lamarck, in altre parole, avevano -in una certa misura- ragione. Il fatto che caratteri acquisiti possano essere ereditati, è ora oggetto di studio di una nuova branca della scienza: l’epigenetica […]. L’ottavo giorno della creazione è sorto da tempo”. Nel DNA del toro “Herman” fu inserito materiale genetico umano: il lettore è lasciato con un interrogativo che non riguarda il “se”, ma solo il “quando”.

Frank Westerman, “Pura razza bianca, (ed. or. 2010), pp. 373, 17 euro, Iperborea, 2013.

Giudizio: 4/5.


4.05.2013 1 Commento Feed Stampa