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Il sesso è vietato di Tim Parks

di Elisa Bolchi

ParksNel Secondo sesso Simone De Beauvoir mostrò l’incapacità, da parte della letteratura maschile, di esprimere davvero il pensiero e l’identità femminile, nonostante qualche rara eccezione come Stendhal.
Durante la lettura dell’ultimo romanzo di Tim Parks Il sesso è vietato ho pensato spesso a questo pensiero delle De Beauvoir e alla sfida notevole che Parks decise di affrontare con questo lavoro. Il romanzo è infatti narrato in prima persona da Elizabeth, o Beth, una cantante di un gruppo pop-rock inglese che a seguito di un “incidente” decide di chiudersi al Dasgupta, un centro di meditazione buddista.
La narrazione del personaggio è dunque tanto più rischiosa poiché le azioni, le interazioni e quindi i dialoghi sarebbero quasi nulli, dato che al Dasgupta è vietato il sesso, come ci suggerisce il titolo (una scelta di certo ammiccante, che pare davvero fatta pensando alle vendite dato che il titolo inglese è un più elegante e compassato The Server) ma è anche vietato parlare, leggere, scrivere e avere contatti fisici.
Tutto ciò che sappiamo ci viene quindi raccontato da Beth, che quando il romanzo si apre è servitrice nel centro da 9 mesi, e che seguiamo nei ricordi grazie alla prima regola che decide di infrangere: non scrivere. Scopriremo però che al Dasgupta Beth non è l’unica a scrivere, esiste un altro ospite, un uomo, nella cui stanza lei è entrata e ha frugato di nascosto, che tiene un diario. E che lei legge e arriva addirittura a commentare. Il romanzo si svolge quindi assorto in un silenzio quasi totale, in cui questa scrittrice clandestina legge di nascosto le pagine di un altro scrittore clandestino che la aiutano a meditare ulteriormente su di sé e sulla propria vita.
Fatti ce ne sono pochi, eppure si fatica a smettere di leggere, tanto piacevole è la scrittura di Parks. Quel che colpisce è il trovarsi immersi in un’atmosfera dove il tempo è scandito da ritmi sempre uguali, dal ripetersi degli stessi gesti, dalla pioggia, dalle stagioni (che si percepiscono anche se la storia si svolge nell’arco dei dieci giorni del ritiro) e dai cicli della natura, rappresentati anche dal ciclo mestruale di Beth, tanto presente nelle ultime pagine e che pure diventa un semplice elemento della vita, come una zolla di terra, o una nuvola.
Mi sono trovata più volte a respirare sentendo l’aria passare sul labbro superiore, come i meditatori del Dasgupta, ho immaginato di sentire le gambe doloranti dopo una lunga seduta di “massima determinazione”. Chiudendo il libro stavo a lungo a osservare un punto indefinito nella stanza, meditando, a modo mio, su cosa stava facendo Beth e su cosa avrei voluto io. Ecco perché, pur non volendo nemmeno paragonare la scrittura di Parks a quella di Stendhal, penso che egli abbia vinto la propria sfida. Il personaggio e i pensieri di Beth sono verosimili, non odorano di uomo ma anzi suscitano empatia femminile. Certo, per aiutarsi Parks ha creato un personaggio femminile a tratti molto maschile; un po’ ribelle, incapace di legarsi all’uomo che la ama, egoista. Eppure, come tante donne, dipendente dall’affetto, dal giudizio esterno, bisognoso di conferme.
Il sesso è vietato di Tim Parks è una bella lettura, che si vorrebbe non concludere (e certo non la si vorrebbe conclusa con quell’ultimo capitolo di una pagina scarsa che sa di posticcio e di contentino all’agente), ma che chiuso per l’ultima volta ci insegna qualcosa, ovvero che nei momenti difficili ci si può mettere in pausa, si può non vivere per alcuni istanti, ore, giorni anche. L’importante è saper tornare molto consapevoli, molto vigili, e lavorare su di noi quotidianamente, anche per pochi minuti. Che poi, non è forse quello facciamo leggendo?

Tim Parks, “Il sesso è vietato”, pp. 314, 2012, Bompiani, 2013.

Giudizio: 4/5


29.04.2013 Commenta Feed Stampa