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La famiglia Karnowski di Israel Joshua Singer

di Daniele Cohen

karnowskiNon bisogna essere dei critici di peso alla Harold Bloom, né tanto meno possedere la cultura letteraria di George Steiner; è sufficiente avere un briciolo di consapevolezza per capire che “La famiglia Karnowski” di Israel Joshua Singer, fratello maggiore del più celebre Isaac, è uno dei capolavori fino a ieri nascosti del Novecento.

Scritto in lingua Yiddish e tradotto recentemente prima in francese e adesso anche in italiano dall’ottima Anna Linda Callow (che presumibilmente avrà sudato sette camicie per farlo), la pubblicazione di questo libro risarcisce finalmente i lettori di un romanzo indimenticabile e bellissimo.
Sono almeno un paio le ragioni per cui “La famiglia Karnowski” è rimasta nel cono d’ombra per tutti questi anni.
Intanto per la lingua con la quale è stato scritto.
Lo Yiddish, come scrive la Loewenthal, ha subito un destino crudele e sanguinolento, morto insieme ai milioni di vite che lo parlavano e diventato fumo per le ciminiere dei forni crematori dei campi di sterminio.
L�altro motivo di questo lungo oblio � forse stato l�avere un fratello minore vincitore di un certo premio Nobel per la letteratura. Uno potrebbe credere che due fratelli non possono scrivere entrambi dei capolavori, ma in questo caso ci si sbaglierebbe di grosso.
Se dopo o prima di me vi capiter� di leggere recensioni o commenti che non riconoscono in questo romanzo il �timbro puro� del capolavoro, diffidate e infischiatevene di quell’eventuale sciagurato o distratto recensore, e leggete il romanzo. Dopodich� vi sfido a confrontarne il valore e la bellezza con gli altri libri che ronzano attorno a “La famiglia Karnowski” fra le novit� attuali, e non solo.

In questo libro c�� tutto quello che potreste cercare in un romanzo. Informare intrattenendo con pagine di straordinaria bellezza e attraverso una storia avvincente ed emozionante quanto drammatica e reale.
E poi c�� il ritmo, scandito e senza stonature, e l�abilit� di Singer nell�orchestrare un affresco storico e familiare che parte all�alba del secolo scorso e termina a ridosso della Shoah, largamente profetizzata per tutto il romanzo.
Lo fa raccontando le vicende e la vita di tre generazioni della famiglia Karnowski, partita dalla Polonia con David, il primo protagonista, che vuol fuggire dall�oscurantismo della sua terra per abbracciare la modernit� e l�ampiezza di vedute e di idee della Germania (sic).
Prosegue con suo figlio Georg, testardo come e pi� del padre, che diventer� medico e sposer� una gentile, nonostante sia innamorato di un�altra donna, l�indipendente e fatale Elsa, indimenticabile figura femminile del romanzo al pari del padre di lei, Il dottor Fritz Landau, e di altri personaggi memorabili che fanno da cornice a tutta la storia; come Solomon Burak, ricco commerciante sempre di buon umore e privo di scrupoli negli affari, ma disposto ad umiliarsi davanti a un nemico per amore della figlia e a mostrare tutto il suo coraggio e la saggezza per salvare un amico.

Romanzo che narra di amori imperfetti, interrotti e non corrisposti, di passioni e di conflitti, dell�avvento della prima guerra mondiale che cambi� il vecchio mondo, e dell�intolleranza crescente nei confronti degli ebrei che � un filo conduttore angosciante del romanzo e che inesorabilmente conduce alla tragedia che tutti conosciamo e che ne vivr� il principio l�ultimo dei protagonisti, Jegor.
Ambientato fra la Polonia, la Germania e gli Stati Uniti, “La famiglia Karnowski” mi ha rievocato i romanzi della migliore tradizione mitteleuropea. Di cui possiede lo stile incantevole e magnetico, e quel timbro inconfondibile che ti accompagna durante la lettura per poi rimanerti impresso insieme ai personaggi che l�hanno animata.
Straordinario.
L�unica nota negativa adesso sar� riuscire a trovare un altro romanzo all’altezza.
Se ancora non s’� capito, questa pubblicazione � un evento per chiunque ami la letteratura.
E’ uno dei romanzi pi� belli che mi sia capitato di leggere.

Israel Joshua Singer, “La famiglia Karnowski“, pp. 496, 20 euro, Adelphi, 2013.

Giudizio: 5/5


11.04.2013 Commenta Feed Stampa