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Principio di precauzione di Matthieu Jung

di Nicolò La Rocca

Matthieu-Jung-Principio-di-precauzionePascal lavora in una grande banca francese che sta per fondersi con un istituto finanziario italiano. I dipendenti cercano di uscire indenni dai sommovimenti innescati dalla fusione. Pascal diventa l’agnello sacrificale di un collega, la vittima perfetta sulla quale catalizzare tutta l’energia negativa che si accumula sottopelle. Infatti Pascal non riesce a reagire come vorrebbe, mai, anche se è molto sensibile al concetto di prevenzione che imperversa sui giornali e in televisione, anche se è ossessionato dal bisogno di limitare al minimo i rischi nella sua vita… E le angherie del collega, come se non bastasse, fanno da pendant a quelle che deve subire dal figlio adolescente, apatico, indifferente alle sollecitazioni del padre. Tutto ciò mette in crisi l’esigenza di controllo sul futuro di Pascal, il suo modello di vita, in verità più sopportato che scelto, un tran tran comunque in grado di trasmettere certezze, anche se fatto di monotoni viaggi casa-ufficio culminanti in soporiferi menage coniugali; svela un’ossessione per la sicurezza di cui è affetto il protagonista del romanzo e – tra le righe ci suggerisce l’autore – la borghesia occidentale (in una fase storica nella quale il capitalismo sta perdendo tutte le sue certezze). Questo desiderio di controllo, delirante nella sua assolutezza,  si scontra in maniera particolare con l’insubordinazione del figlio, restio a farsi incorniciare dal discorso paterno. Così l’ideale principio di precauzione si trasforma in guerra dichiarata contro chi rischia di sobillare le precarie certezze del protagonista, fino al tragico e inevitabile finale.

Matthieu Jung si colloca efficacemente sulla linea Sartre-Camus-Houellebecq, rimodulando il tema esistenzialista su nuove urgenze (la vita lavorativa e privata ai tempi del capitalismo finanziario), offrendo alla narrativa francese una ricerca quanto mai necessaria.  Anche il mormorio estenuante, che caratterizza la lingua del libro, deriva dalle più note prove di Camus o anche di Celine. Insomma, Principio di precauzione” dimostra che certi temi del primo Novecento sono ben lungi dall’essere archiviati. Anzi… Essi innervano la narrativa più attenta e, in sostanza, questi anni di tardo impero occidentale.

Matthieu Jung, “Principio di precauzione” (ed. or. 2009), 333 pagine, 18 euro, Bompiani, 2012.

Giudizio: 4/5


30.03.2013 Commenta Feed Stampa