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Tradimento (ritorno in Sudafrica) di Adriaan van Dis

di Enzo Baranelli

tradimentoPer il viaggio nel viaggio. Il viaggio della memoria”.

Come se seguissi un percorso razionale, benché sappia bene che le mie letture sono soggette a deviazioni e svolte brusche, ritrovo in “Tradimento” di Adriaan van Dis il viaggio come ritorno e riappropriazione dei ricordi. Il romanzo è in grado di dare una visione ampia del Sudafrica a partire dai problemi devastanti che spingono le persone a fuggire fino alla bellezza dei luoghi, ai suoni dell’afrikaans: “I nostri pescatori vivono una vita arcaica tonda e levigata. Parlano uno splendido afrikaans, raccattano le parole nelle loro reti, anche se leggono e scrivono poco o niente. Le loro parole, però non sono adatte ai tempi nuovi. La loro lingua è contaminata. […] Il nuovo Sudafrica era un morso nel polpaccio, si nascondeva dietro muri insuperabili (le comunità protette da vigilanza privata dei bianchi n.d.r.), sprofondava a cercare conchiglie proibite (la pesca di frodo che mantiene in  vita le comunità di pescatori n.d.r.), si prostituiva e sniffava tik (cristalli di metanfetamina n.d.r.)”.

Mulder ritorna in Sudafrica per andare a caccia di ricordi perduti. Parigi, dove vive, è stata la patria dei rifugiati e il centro del movimento di resistenza. Adriaan van Dis oltre a rappresentare la realtà ferita due volte del paese, prima e dopo l’apartheid, comunica anche il senso di speranza e spavalderia della giovinezza: “Erano esaltati alla caccia di grandi complotti. Era possibile vivere in due, tre paesi anche senza essere ricco, e in più culture. Tra il velluto e la carta vetrata. Lo scenario determinava il luogo. Se non si sapeva bene chi si era, si doveva poter essere di tanto in tanto qualcun altro”.

La tempesta e l’acqua ingrossata dell’oceano ridisegnano i confini del villaggio di pescatori in cui è ambientato il romanzo. Donald (l’amico che da tempo vive in Sudafrica legato da sentimenti profondi e laceranti a quella terra) e Mulder (l’olandese della resistenza, l’amico degli anni di Parigi) si ritroveranno sotto lo stesso tetto. E con loro Hendrik, il ragazzo annullato dal tik. L’autore modella un semplice gioco di specchi; la ricerca della memoria passa attraverso altre giovinezze: “Non era Hendrik che vedeva, vedeva un altro ragazzo: si librava sulla propria giovinezza come un satellite attraverso il tempo, e incontrava se stesso, cocciuto. Una sagoma nera contro la luce”. Viviamo o abbiamo vissuto anni che nel tempo diventano paesaggi sfumati in una nebbia magica (e spesso molto comoda quanto ad autoindulgenza); van Dis ha scritto un romanzo essenziale e diretto, con uno stile in grado di tenere perfettamente il ritmo con salti temporali di anni: la narrazione è un lento crescendo, opera memorabile, anche se non siete mai stati a Stellenbosch: “Nella sua vita c’erano parecchie cose che aveva del tutto rimosso e altre che aveva gonfiato, rimpicciolito o ingrandito, ma in questo viaggio le proporzioni reali tornavano a farsi valere e venivano alla luce più semi di sofferenza di quanti non si fosse aspettato…”.

Adriaan van Dis, “Tradimento (ritorno in Sudafrica)” (ed. or. 2010), pp. 275, 16 €, Iperborea, 2013.

Giudizio: 4/5.


25.03.2013 1 Commento Feed Stampa