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I disorientati di Amin Maalouf

di Enzo Baranelli

MaaloufOgni uomo ha il diritto di partire, è il suo paese che deve persuaderlo a restare”.

Mentre inizio a leggere un romanzo di Adriaan van Dis, mi trovo davanti di nuovo un ritorno, ancora i ricordi e ripenso a “I disorientati”; come dice lo stesso Amin Maalouf, il testo è molto autobiografico, anche se la finzione impone nuove interpretazioni, nuovi finali, nuovi nomi. Nel titolo è nascosta in piena vista, in una parola comune, “la perdita dell’Oriente”. In tutto il romanzo di Maalouf si respira un senso di autenticità dove la malinconia è una trama sottile nei ricordi del protagonista: Adam è fuggito dal Libano (chiamato sempre Levante nel libro) per evitare i disastri della guerra, e si è rifugiato a Parigi come Maalouf. Dopo i suoi romanzi storici, Amin Maalouf compone un’opera che è, nella finzione, scritta in parte in prima persona da Adam, insegnante universitario di Storia a Parigi. Il ritorno, tema ricorrente nella letteratura a partire dal νόστος greco, è il meccanismo attraverso cui la Storia incontra la memoria personale dell’autore. Anche la riunione di un gruppo di vecchi amici che si fa strada nel romanzo fino a costituirne apice e finale, è un tema classico per letteratura e cinema. L’abilità stilistica di Maalouf permette al lettore di addentrarsi all’interno della sofferenza di un’intera nazione partendo da vicende individuali senza percepire alcuna forzatura: “Non sarà il primo di una stirpe, ma l’ultimo dei miei, il depositario delle loro vergogne. A me spetta l’odioso compito di riconoscere i tratti di coloro che ho amato, poi di annuire perché si tiri su il lenzuolo”.

Lo splendido romanzo di Maalouf termina con una sorta di precipizio, figurato e reale, una cesura nella storia, e il lettore percorrendo i bordi frastagliati di questo finale sospeso, è portato a sua volta a ricordare gli eventi, sconfitte o vittorie, mentre l’orologio continua a battere il tempo e la vita diventa ogni giorno più breve. La letteratura, e “I disorientati” ne è un ottimo esempio, promette e permette di innalzarsi oltre questo preciso momento, non per sempre, ma per un attimo magico che diverrà un punto a cui, a nostra volta, potremmo ritornare.

Amin Maalouf, “I disorientati“, (ed. or. 2012), pp. 491, 20 euro, Bompiani, 2013.

Giudizio: 5/5.


20.03.2013 1 Commento Feed Stampa