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The Cartographer di Epilogues

di Chiara Biondini

imagesegrgr (2)Nell’immenso universo che molti di noi chiamano musica, è facile perdere di vista le piccole costellazioni. Realtà appena nate, ma già dotate di incredibile potenza evocativa. Ed è anche e soprattutto grazie a segnalazioni tempestive e attente di trasmissioni come L’Attimo Fuggente (on air su Radio Città Aperta il lunedì dalle 22 alle 24), se questi gioielli non vanno smarriti. Epilogues è un duo formato dai giovanissimi fratelli Mickey e Joey Donnelly, sebbene ad interpretare tutti i brani sia il maggiore, Mickey (e da tenere presente il fatto che Joey non sia neppure maggiorenne). Nel 2012, con l’omonimo EP distribuito gratuitamente in formato digitale, avevano già dato prova di un talento innato. Ora tornano con The Cartographer, a dimostrare di sapere alla perfezione come mettere a frutto questo talento. I ragazzi saranno pure giovani, ma sfoggiano una maturità e una consapevolezza tali che potrebbero fare invidia ad artisti molto più consumati. E, mi viene da pensare, questo è solo l’inizio.

Dotato di un timbro vocale delicato e intenso, Mickey Donnelly interpreta questi nove brani è che ben si inseriscono nella sempre più ricca corrente denominata “acoustic folk” – con una passione che mi piace definire pacata, gentile, una passione che non ha bisogno di alzare la voce e forse proprio per questo arriva a smuovere le corde più profonde del sentire. Melodie intime e venate di malinconia, che scivolano su arpeggi di chitarra è come in The Art of Being A e Numerator  o si adagiano sul pianoforte come in Atlas at last e nella struggente E., pezzo nel quale Donnelly comunica una profondità vibrante che quasi commuove. L’album si conclude con la title-track, un vero gioiello di dolcezza minimalista che vede la partecipazione di John Donnelly.

Scorrendo i testi (scritti a quattro mani con il fratello Joey, metà silenziosa ma presente) è immediato rendersi conto di avere a che fare con un’anima gentile, naturalmente portata alla poesia, e che riesce  con poche frasi incisive e delicate  a rendere universale un sentire che proviene da qualcosa di assolutamente personale. Ed è vero che è proprio questa la magia della musica, e dell’arte in generale: far sì che qualcosa di indiscutibilmente nostro si trasformi in un piacere riservato a chiunque vi entrerà in contatto. Ma ci sono molti modi per farlo. E quando questo avviene con l’autentica bellezza di album come The Cartographer, non possiamo che esserne grati. E forse un poco commossi.

Epilogues, Cartographer“, Self-Released, 2013,

Giudizio: 4/5

http://epilogues.bandcamp.com/album/the-cartographer


18.03.2013 Commenta Feed Stampa