Cabaret Bisanzio, laboratorio di finzioni > Letture > Parlami di battaglie, di re e di elefanti di Mathias Énard

Parlami di battaglie, di re e di elefanti di Mathias Énard

di Enzo Baranelli

enard

Michelangelo è convocato a Istanbul, mentre è in fuga da Giulio II, il papa guerriero che si rifiuta di pagarlo, benché voglia affidargli il progetto della sua tomba. E’ il 13 maggio 1506 quando Michelangelo, insieme a “pellicce, panni di lana, rotoli di raso di Bergamo e velluto fiorentino”, sbarca a Istanbul che naturalmente “era molto diversa. Era chiamata Costantinopoli perlopiù; Santa Sofia troneggiava sola senza la Moschea Blu, la sponda orientale del Bosforo era desolata, il gran bazar non era ancora l’immensa ragnatela dove i turisti del mondo intero si perdono per essere divorati”. Énard abbandona lo stile infiammato da alcol e anfetamine della voice narrante di “Zona”, romanzo, splendido, ricolmo di fatti e storie all’interno del racconto principale, il tutto rovesciato contro il lettore senza alcun freno. I periodi in “Zona” sono lunghissimi, anzi vi è una sola frase di cinquecento pagine, ma il ritmo è comunque martellante. In “Parlami di battaglie, di re e di elefanti” (il titolo deriva da Rudyard Kipling) l’autore sceglie una prosa più armoniosa, ma non meno visionaria. Deve colmare i vuoti della storia, con i soli punti fermi citati nell’epilogo. E’ un acrobazia che richiede precisione e una concentrazione estrema sui dettagli. Racconta la storia, ma la plasma attraverso ogni singola parola. Come Michelangelo annotava le minuzie, i vocaboli sul suo quaderno (ne compare una riproduzione a pagina 9), così Énard crea un dizionario che si trasforma in racconto. Se in “Zona” s’imponeva il ritmo, qui lo stile è dominato dalle parole, dalle singole lettere. La traduzione, con qualche eccezione, riesce a rendere questo scarto improvviso, questo avvicinarsi alla poesia nascosta sotto altre forme, come la statua nel marmo. Ci sono echi di pagine di Huysmans e del Walpole di “Un descrizione di Strawberry Hill”, suoni cannibalizzati dalla stile di Énard, sospeso tra la fantasia e la realtà: “Li conquisti parlando loro di battaglie, di re, di elefanti e di creature meravigliose; della beatitudine oltre la morte […] e l’amore, l’amore, questa promessa di oblio e sazietà. Parla di questo, e ti ameranno; ti faranno simile a un dio. Ma tu saprai, poiché sei qui accanto a me, che tutto questo è solo un velo profumato che nasconde l’eterno dolore della notte”. Un piccolo gioiello, il romanzo breve nella sua perfezione.

Mathias Énard, “Parlami di battaglie, di re e di elefanti”, (ed. or. 2010), pp. 188, 12 €, Rizzoli, 2012.

Giudizio: 5/5


15.03.2013 Commenta Feed Stampa