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Mogwai, Les Revenants

di Alessandro Montagner

Les Revenants è un telefilm della francese Canal+, adattamento del film omonimo, che narra di una cittadina i cui morti ritornano improvvisamente fra i vivi; non per trascinarli con sé, ma al contrario per riprendere il posto che era stato loro.
La colonna sonora della prima stagione (la seconda verrà girata in primavera) è stata composta dai Mogwai. Il gruppo scozzese non è nuovo ad impegni simili, avendo già nel curriculum la colonna sonora di Zidane: A 21st Century Portrait e una collaborazione con il compositore Clint Mansell per lo score di The Fountain. E d’altro canto è il post-rock stesso ad avere un’intrinseca qualità cinematica: Sigur Rós e Godspeed You! Black Emperor usano regolarmente proiezioni video durante i loro concerti, e il rovesciamento dei ruoli era naturale. Lo stesso Mansell, citato su Pitchfork, ha confessato di essersi ispirato ai Mogwai, in un momento culturale in cui post-rock e colonne sonore stavano diventando contigui. Ora anche i Mogwai hanno il loro 28 Days After.

 Si tratta beninteso di un capitolo minore nella discografia di una band che ha abituato gli appassionati a una costellazione di EPs, registrazioni dal vivo, singoli promozionali, varie ed eventuali. Ma proprio i gesti più piccoli, a volte, sono rivelatori. Lo Young Team degli esordi, promettente ma acerbo, ha maturato da tempo un invidiabile controllo su textures e dettagli.
Coerentemente con il concept della serie, l’album evita le drammatiche esplosioni post-Slint che hanno reso celebri i Mogwai, offrendo invece paesaggi sonori di quieta malinconia; un congedo adeguato a quest’ultimo scorcio d’inverno, come suggerisce anche la copertina. A volte il gonfiarsi dei feedback o lo scorrere delle dita sulle corde del basso rivelano la potenza, imbrigliata ma pronta a mostrare i muscoli; fino ad episodi più ricchi di dinamiche, come l’iniziale Hungry Face o la conclusiva Wizard Motor. Il tono è comunque elegiaco più che apocalittico, e i momenti più sottilmente inquietanti sono spesso proprio i più quieti, come la pulsazione che accompagna il pianoforte di Jaguar o lo xilofono di Fridge Magic.
Subito prima della fine, inattesa e davvero sorprendente in un disco dei Mogwai, estemporanea come se fossero gli stessi personaggi ad intonarla, compare una cover del gospel What Are They Doing in Heaven Today? di Washington Phillips:

There’s some whose bodies were full of disease
Physicians and doctors couldn’t give them much ease
But they suffered ‘til death brought a final release
But what are they doing there now?
What are they doing in heaven today,
Where sin and sorrow are all done away?
Peace abounds like a river, they say.
What are they doing there now?

Il brano ripropone una delle questioni fondamentali sollevate dalla storia: seppelliamo i nostri morti, ma ci piace pensare che vadano in cielo. Cosa staranno facendo lassù, oggi? E cosa succederebbe se un giorno di questi, semplicemente, tornassero tra noi?

p.s.: in questa recensione non compare il termine “zombies”.

Mogwai, Les Revenants, Rock Action Records, 2013.

Giudizio : 3/5.


13.03.2013 Commenta Feed Stampa