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La morte del cuore di Elizabeth Bowen

di Martina Finelli

La morte del cuorePotrei cominciare snocciolando tutte le informazioni relative a La morte del cuore – romanzo del 1938 di una splendida e misconosciuta autrice, Elizabeth Bowen, nata a Dublino, ma londinese di adozione; in fondo però tutto ciò lascia il tempo che trova: i libri a me piace leggerli a scatola chiusa e contestualizzarli soltanto dopo, se necessario.

Ad ogni modo se amate la letteratura inglese, non rimarrete delusi dall’atmosfera di cui sono intrise le pagine di questa storia: come se una polvere sottile, una patina che opacizza ogni superficie, si fosse riversata nelle stanze della grande casa di Windsor Terrace; un’atmosfera che porta con sé quell’inquietudine tanto cara al grande Henry James e più tardi all’acclamato Ian McEwan.
Windsor Terrace è un microcosmo impermeabile al mondo esterno, dotato di dinamiche proprie e fini a se stesse, un universo a chiusura ermetica in cui la giovane Portia Quayne, orfana ed estranea a tutto ciò che la circonda, viene accolta dal fratellastro Thomas e da sua moglie Anna, che non si impegnano minimamente per instaurare con lei un qualsiasi rapporto, o forse semplicemente non ne sono capaci.
Strappata alla vita sregolata e senza legami vissuta con i genitori, Portia si ritrova al cospetto della middle class londinese, un mondo di facciata in cui ognuno si nutre di apparenza e regole sociali ben definite: ognuno con il proprio posto e il proprio ruolo nella grande casa, perfino personaggi un po’ sopra le righe come il giovane Eddie, presuntuoso e vanesio come solo i bei ragazzi sanno esserlo, il maggiore Brutt, un tenero outsider che tenta invano di tornare a far parte del gioco passando per i corridoio di casa Quayne, e l’insostituibile Matchett, la domestica che è un tutt’uno col mobilio e con le storie di famiglia di cui è stata testimone.

La morte del cuore non è uno di quei romanzi che si leggono tutto d’un fiato, ha i suoi alti e bassi, ma la conclusione, o forse sarebbe meglio dire la terza parte, rende giustizia a tutto il resto. Come se d’improvviso, una volta riconosciuta la cruda realtà, si passasse dai toni smorzati e le luci ovattate alle urla che squarciano il silenzio e aprono spiragli abbacinanti.
Il cuore è morto, come spesso accade. Inutile accanirsi: l’innocenza, e tutto il corollario di buona fede e fiducia nel prossimo che la stessa si trascina dietro, si sgretolano sotto il peso della realtà vista attraverso gli occhi degli altri. Dietro le convenzioni e le parole educate, dietro la maschera, sembra non esserci nulla di concreto, nulla di umano, e allora non si può far altro che arrendersi e perire.
Non c’è calore in questa pagine, c’è solo il freddo di Londra e di rapporti umani che galleggiano sulla superficie dell’esistenza, senza mai scendere in profondità.
Una lettura struggente in cui la scrittura della Bowen ricama una storia in cui chiunque può ritrovare un pezzo di sé, da qualche parte nella grande casa di Windsor Terrace.

Elizabeth Bowen, La morte del cuore, p. 448, 16,50 €, Neri Pozza, 2012.

Giudizio: 5/5.


9.03.2013 Commenta Feed Stampa