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L’isola delle lepri di Anna Maria Falchi

di Enzo Baranelli

falchiQuesto romanzo di esordio, scritto a oltre quarant’anni, è (la scelta sembra quasi ovvia) un memoir di famiglia, e, sebbene si dica subito che l’opera è frutto di fantasia, alcuni dettagli nella biografia dell’autrice si incrociano inevitabilmente con quelli dei personaggi. Si parte con il racconto dell’infanzia del “babbo” Antonello, “nato in carcere, senza aver commesso alcun reato”. Siamo all’Asinara, durante il Fascismo, il padre di Antonello è una guardia penitenziaria della struttura che ospita criminali di vario genere. Antonello è spregiudicato, irruento, contagioso nella sua forza di vivere ed esplorare l’isola. Le pagine iniziali colme di emozioni e descrizioni degne di un piccolo Durrell sono la parte migliore del romanzo. La storia si svolge in maniera non lineare, grazie a inserti che fanno presagire ciò che accadrà nell’epilogo ambientato in un vago presente, ma che punteggiano la narrazione senza forzarne il ritmo: sono cammei del presente nel racconto “storico”. La voce narrante, quella della figlia di Antonello, riavvolge il racconto facendo perno su due infanzie, quella di Antonello, come si è detto, e poi la propria. Esiste una certa corrispondenza tra le storie e in alcuni punti compaiono le stesse reticenze: il rapporto con il sesso, vissuto traumaticamente da bambini, non sembra avere alcuna ripercussione sull’età adulta, almeno non per la voce narrante. Anna Maria Falchi non voleva probabilmente comporre una storia freudiana e la sua attenzione per l’ambiente e l’uso di un linguaggio composto, ma non rigido, mirano a cercare un’essenzialità che il romanzo riesce a raggiungere almeno in parte (alcune digressioni architettoniche appaiono didascaliche e forzate). “L’isola delle lepri”, nome magico che evoca l’intera Sardegna, esprime un amore per luoghi, tempi e persone dell’infanzia e insieme vuole essere un addio, non definitivo, a quel mondo scomparso. In questi ricordi colmi di emozioni contrastanti sta la forza e la bellezza della prosa del romanzo, che pare pronto a staccarsi in volo, ma una legge di gravità fatta di espressioni consumate, di piccoli o grandi cliché trattiene a terra la narrazione. Una lettura in molti tratti appassionante, e, in questo periodo di scrittori (esordienti o quasi) che massacrano la lingua e il cervello dei lettori, anche una piccola e umile lezione di stile.

Anna Maria Falchi, “L’isola delle lepri”, pp. 213, 15 euro, Guanda, 2013.

Giudizio: 3/5.


3.03.2013 Commenta Feed Stampa