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L’Uomo di Primrose Lane di James Renner

di Daniele Cohen

priroseJames Renner è un esordiente e si vede. Il romanzo ha avuto però un buon successo in Usa  e non è tutto da buttare. Credo che l’autore abbia letto “22-11-’63” di Stephen King, si sia fumato  poi un paio di canne potenti  e abbia infine recuperato cinque suoi romanzi incompiuti buttando il tutto nel pentolone de “L’Uomo di Primrose Lane”. Poco meno di cinquecento pagine e un genere differente ogni 100 pagine circa. Roba da far girare la testa e anche un po’ le balle.  Tenete presente che quello che sto per scrivere non è uno spoiler, ma solo un breve assaggio di quel che vi ritrovereste già nelle prime pagine. Si parte con un cliché.  Uno scrittore celebre si ritira dal mondo dopo aver pubblicato un reportage su un serial killer e perduto l’amatissima moglie suicida. Lo schemino sempreverde dell’eroe che diventa eremita prima della chiamata. Che arriva da parte del suo agente, il quale gli propone una nuova inchiesta su un misterioso uomo assassinato brutalmente. Lui tentenna (altro cliché), ma poi studiando bene il caso si appassiona e decide di tornare in pista,  (anche perché se non l’avesse fatto il romanzo sarebbe terminato a pagina 40. E l’idea in effetti non sarebbe poi malvagia. Un eroe diventa un eremita perché in passato gli è accaduta una grande disgrazia.  A un certo punto c’è nuovamente bisogno di lui. Un uomo va a trovarlo nel suo buon ritiro e gli domanda aiuto.  Lui tentenna, poi risponde picche, e il romanzo finisce. Questa è un’idea originale e anche realistica. Qualcuno la rubi e ne faccia una storia).  Torniamo a noi.  Allora, lui ha deciso banalmente di accettare l’incarico e nel frattempo ci viene narrata un pezzo per volta la storia del serial killer che David Neff ha incastrato. Era stato condannato un tizio per alcuni stupri, ma la presunta verità processuale non quadrava perché quello stesso tizio alcuni anni prima le donne le uccideva anche, mentre invece dopo le violentava soltanto, e non esiste un caso nella letteratura criminale di un serial killer che inizia uccidendo e poi continua stuprando solamente. I serial killer uccidono e poi peggiorano sempre o si ammazzano o diventano inabili.  Insomma, questo serial killer non rispettava le statistiche e quindi non poteva essere lui il colpevole. Già su questo  l’autore avrebbe potuto scrivere il suo romanzo, ma non gli bastava manco per niente e così si inventa l’uomo misterioso di Primrose Lane, che non solo è stato assassinato (ma in realtà no, gli hanno sparato al petto ma senza colpire organi vitali, e di fatto è morto suicida per dissanguamento dopo essersi mozzato tutte le dita in un frullatore!)  E perché si è mozzato le dita?  Perché non voleva essere riconosciuto. Infatti si scopre (già da subito, eh, i colpi di scena arrivano dopo nel romanzo, questo è solo un preambolo). Dicevo che si scopre che l’uomo di Primrose Lane ha rubato l’identità a un bambino morto tanti anni prima. E allora David Neff tenta di capire chi fosse in realtà l’uomo misterioso. E scopre che c’è di mezzo la mafia italo-americana  (ma non è vero, perché sarebbe troppo semplice). Indaga che ti indaga scopre pure che la sua ex moglie suicida  (nel frattempo ho saltato un paio di paragrafi di puro romanzo-rosa)  è stata almeno una volta nell’abitazione dell’uomo di Primrose Lane. Per quale motivo? Non c’è tempo per capirlo, perché  ci ritroviamo nel passato e assistiamo alla misteriosa morte di uno sceriffo dopo aver ricevuto una chiamata notturna che segnalava una strana presenza su una strada fuori dal paese. David intanto ha conosciuto una ragazza, (cliché numero 40) che assomiglia incredibilmente alla sua ex moglie e ha vent’anni meno di lui. Fanno sesso anche sette volte al giorno nonostante gli incubi di David che rivive scene del suo matrimonio passato e chiama col nome della moglie la ragazza tra un amplesso e l’altro. Mi rendo contro solo ora di aver dimenticato almeno una dozzina di avvenimenti che si svolgono nelle prime 70 pagine e di non aver citato l’esistenza di un bambino, che è il figlio di David, e anche della sorella della sua ex moglie, che è stata rapita da uno sconosciuto tanti anni prima, e la cui scomparsa ha sconvolto per sempre l’equilibrio mentale della moglie di David. Seguono processi relativi al primo serial killer che vedono Neff come accusatore e poi come indiziato per l’assassinio dell’uomo di Primrose Lane. Il tutto poi viene ulteriormente arricchito da un improvviso risvolto fantascientifico. David Neff incontra uno scienziato in grado di farlo viaggiare nel tempo. E ovviamente lui, con la sua situazione aveva giusto bisogno dell’aiuto di una macchina del tempo  (deus ex machina?). Deve salvare la moglie, scoprire chi ha rapito la cognata e magari anche risolvere il caso svelando l’identità dell’uomo di Primrose Lane.

Che dire? Se volete distrarvi, innervosirvi e se vi piacciono i romanzi di genere “tutti i generi” questo è il romanzo adatto. Non è un capolavoro e la struttura che regge tutto questo impianto non è per nulla impeccabile e vacilla spesso.  Ciononostante, ammetto di averlo letto tutto. E, bando alle ipocrisie, sono abituato a leggere autori veri, importanti, classici e innovativi, oltre che risibili fesserie, ma ho ugualmente desiderato sapere cosa diavolo ancora doveva avvenire ne “L’Uomo di Primrose Lane”. E questo è un merito che va concesso. Magari ero solo tramortito da un romanzo in cui succedono eventi ogni riga e mezzo, ma il risultato non cambia. Per questo motivo ho aggiunto una stella. Perché sono arrivato alla fine.

James Renner, “L’Uomo di Primrose Lane” (ed. or. 2012), pp. 504, 19,50 euro, Einaudi, 2013.

Giudizio: 2/5


14.02.2013 Commenta Feed Stampa