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Il peso di Liz Moore

di Daniele Cohen

il_pesoIl peso è addosso ad Arthur Opp, ex insegnante che l’11 settembre 2001 ha deciso di chiudersi in casa e di non uscire più.  Pesa ducecentoventi chili e tutto quello di cui ha bisogno lo ordina su internet.  L’unico rapporto che Arthur ha con l’esterno è uno scambio epistolare con una sua ex allieva, Charlene. Una ragazza disadattata e fragile come lui che un giorno gli confessa di avere un figlio.  Si chiama Kel, gli scrive. Ma in realtà il suo nome è Arthur, come il suo.  Un nome da re, gli aveva rivelato quando era bambino sua madre.  Anche se Arthur Opp si è sempre sentito molto lontano dal sembrare un re.  Un nome sprecato, per lui. Per quale motivo adesso Charlene gli ha confidato di questo figlio? Perché ha bisogno di lui e vuole vederlo?  Nessuno da anni entra in casa sua ed è costretto a chiamare una ditta per ripulirla e metterla in ordine, da renderla presentabile, almeno la casa…  (al piano superiore non ci mette piede da 17 anni).  La ditta gli manda una ragazza, Jolanda, con la quale Arthur inizia lentamente a prendere confidenza, fino a diventare amici.  Pure lei è una disadattata.  Possibile che in questo romanzo siano tutti a pezzi ? Non proprio. Kel (Arthur), il figlio di Charlene conduce un’esistenza diametralmente opposta rispetto ad Arthur Opp. Lui è sempre fuori casa, ad esempio. E non è un grassone di duecento e rotti chili, ma una promessa del baseball.  Anche se alla fine, sì, anche Kel non è messo benissimo.  Nonostante lui e  Arthur Opp appartengano a mondi e generazioni diverse, sono accomunati dall’affetto per Charlene, diventata alcolizzata, e soffrono lottando insieme per tentare di riscattarla alla vita.  Ma una volta tanto, almeno alcune opere ci ricordano che la vita non è quasi mai uguale a Hollywood.

Un romanzo toccante, delicato e sincero. Perché non si può scrivere con tanta sensibilità della sofferenza che affligge i personaggi di questa storia senza subire una grande partecipazione emotiva.  Uno scrittore che non provi forte empatia rischierebbe di strappare un meccanismo fragile.  E’ come quando la stoffa di un piumino s’impiglia fra i denti della cerniera e bisogna riuscire a staccarla con delicatezza altrimenti la stoffa si strappa.

Liz Moore è riuscita a trattare argomenti sensibili senza strappare via nulla, e regalandoci un romanzo dolce, ma capace di toccare profondamente il lettore. Struggente e doloroso, ma anche ricco di speranza e di un amore che valica i legami di sangue e di comune amicizia.

Vi ricorderete a lungo di Arthur.  In effetti, un personaggio molto diverso da un re. Ma leggendo la sua storia e quella di Kel, capirete che alla fine Arthur è un nome perfetto, anche solo per il fatto che Kel porta il suo stesso nome pur non essendone il figlio.

Sì, lo capirete.

Liz Moore, “ Il peso”,  (ed orig. 2012)  pp. 351.  Euro 17, Neri Pozza, 2012.

Guidizio: 4/5.


25.12.2012 1 Commento Feed Stampa