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La memoria perduta della pelle di Russell Banks

di Chiara Biondini

la memoria perduta della pelleÈ proprio Banks a dirlo attraverso lo Scrittore, un personaggio tanto fugace quanto essenziale: “Chi mai vorrebbe leggere di pedopornografia e molestatori di bambini, pedofili e… ?” E il resto sta al lettore scoprirlo. In effetti questo è un libro disturbante da subito, il protagonista un ragazzo per il quale si prova un qualcosa che è a metà tra la pietà e il disgusto. Un disadattato incredibilmente ingenuo, in fondo, caratteristica che, in apparenza, pare stridere con la sua dichiarata porno dipendenza, quasi che un certo tipo di morbosa ossessione sia l’unico legame possibile con un mondo che lo rifiuta prima ancora di avergli concesso una qualunque possibilità. “Da anni il computer, il porno e le chat room a luci rosse costituivano il guscio che l’aveva protetto dalla solitudine, dallo sconforto e dalla disperazione esplosiva che spesso ne consegue. Il computer gli evitava di diventare violento, era una sorta di automedicazione per chi era porno dipendente come lui, al punto che non gli serviva più per sballarsi o per farselo diventare duro ma semplicemente per non cadere nella noia e non risultare nocivo per le altre persone”. Un assurdo, ovviamente, perché un porno è quanto di più lontano ci si possa immaginare dalla vita reale, un mondo nel quale l’uomo che rientra a casa e trova la moglie impegnata con il giardiniere in strane acrobazie non batte ciglio e anzi  ne approfitta perché, ehi, ho sempre sognato una cosa a tre, ragazzi! Kid, lo dice il soprannome stesso, perché il suo vero nome non lo sapremo mai, è una creatura abbandonata in molti modi,fin dalla nascita da una madre single occupata a uscire con le amiche e portarsi uomini a casa, e alla fine dalla comunità che lo ha di fatto costretto a vivere sotto il “Viadotto”, unico luogo possibile per degenerati come lui, criminali sessuali che non hanno alcun diritto di appello o seconde occasioni. Coniglio, Paco, Squalo, Platone il Greco, Ginger, P.C., Froot Loop. Non esistono identità in un luogo come il “Viadotto”, solo sagome che si muovono tra relitti e rifiuti, individui che magari si ritrovano a fare pesi, pescare, tentare di sentirsi ancora esseri umani normali, in qualche modo. Fino a narrazione inoltrata, Banks non ci dice cosa Kid abbia fatto, quasi che a contare, per questo tipo di crimine, sia solo la condanna. È fatta. Sei un reietto. Un paria. Un omicida forse può redimersi, diventare qualcuno di diverso. Tu no. Tu non esisti. In questo senso il “Viadotto” appare come una sorta di Inferno, un luogo ai margini del mondo dal quale i dannati osservano quella che un tempo era anche la loro realtà. È in questo Inferno che sbarca il Professore, in stile dantesco che scende nei gironi più bassi a cercare risposte. Figura emblematica, l’intelligenza enorme come il corpo, uno scudo sempre alzato a proteggersi, nascondersi, sentirsi addirittura superiore. Un ragazzino e un mastodontico accademico inizieranno uno strano rapporto fatto di cauti avvicinamenti, domande, diffidenza.

Credo che Russell Banks in questo libro abbia portato all’estremo due delle principali ossessioni dell’essere umano medio, in questo particolare momento storico: il sesso e il cibo. Attraverso queste due figure, emarginate in modi diversi, ma ugualmente fragili, Banks ci consegna le paure, le speranze e le sconfitte di un’intera generazione. Credere di avercela fatta e ritrovarsi invece prigionieri di sé stessi. Essere troppo distanti dal mondo per essere compresi. Troppo intelligenti o troppo ingenui. Troppo stupidi. Kid con la sua iguana Iggy come unico affetto duraturo, il Professore con la sua famiglia all’oscuro di un passato che non vuole raccontare. A volte la fiducia pare essere merce troppo rara, quasi che lasciarsi andare significhi dare all’altro la possibilità di rifiutarti. O distruggerti. Kid si sente “non propriamente morto ma nemmeno vivo. Un batuffolo di polvere a forma di persona”, un’immagine che ho trovato tanto efficace quanto straziante, perché così effimera ed evanescente: un soffio e non ci sei più. La ricerca di una seconda, vera occasione, la possibilità di sentirsi finalmente reale, spingerà Kid a dare al Professore quella fiducia così preziosa e apparentemente impossibile da ottenere. In un pacato crescendo di rivelazioni, scoperte e ricordi, entrambi troveranno il modo di cambiare direzione alla propria vita, se per andare verso la salvezza o la condanna definitiva, chi può  dirlo?

Russell Banks, “La memoria perduta della pelle”, (ed. or. 2011, trad. Valeria Bastia) pp. 415, 19,50 euro, Dalai Editore, 2012.

Voto: 4/5


24.11.2012 Commenta Feed Stampa