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La villa sul lago di Boris Pahor

di Chiara Condò

La villa sul lago il primo romanzo di Pahor e questa ristampa appare alle soglie del suo centesimo compleanno; lo scrittore sloveno deve infatti alle edizioni Zandonai un fine lavoro di riqualifica delle sue opere, che sono state riproposte in una veste editoriale pi curata e attenta alle esigenze linguistiche del testo. Triestino di lingua slovena, Boris Pahor si vide privato della lingua madre. Il fascismo gli tolse la lingua in un gesto tanto metaforico quanto fisico: aveva appena sette anni quando vide la Casa del popolo di Trieste andare a fuoco per mano delle squadre fasciste, ed era di poco pi grande quando lo sloveno venne soppresso nelle sue zone.

Il romanzo una storia damore a tre: quella tra Mirko, Luciana e il fantasma di Benito Mussolini. Mirko Godina un architetto che decide di ritornare per pochi giorni nel paese sulle rive del Garda in cui aveva trascorso i suoi anni da militare, prima che i nazisti lo catturassero e internassero. L cerca di riannodare, con sentimenti ed entusiasmi altalenanti, i fili che la guerra ha spezzato, pi per ricordare a se stesso di essere ancora vivo che per un interesse verso le persone del posto. Simile ad uno spirito del luogo torna nella sua vita Luciana, una conoscente dimenticata, una di quelle prodigiose fanciulle con le quali possibile stringere subito, sin dal primo istante, e senza dire una parola, con gli occhi soltanto, unallegra congiura contro gli adulti e contro ogni formalismo. Luciana impiegata alla filanda di un paese vicino; la sua vita scorre tra i fiocchi di cotone che le si impigliano tra i capelli e la bicicletta con cui fa la spola tra un paese e laltro. giovane, irriverente, ma anche torbida e pura, come solo una donna-bambina sa essere e causa in Mirko un sentimento che, in qualche modo, riflette la sua volubile scontrosit. Cos lattrazione tra i due cresce, fra una corsa e laltra tra le file di ulivi e limoni, partecipanti della natura stessa del loro rapporto. Mirko si accorge di rivivere attraverso la forza solare di Luciana: la ragazza il sacro femminino del romanzo, essendo la sua femminilit connessa in maniera cos intima ed elementare con lessenza del luogo. al contempo divinit e sacrificio e le sue mani, ruvide e callose, sono spesso paragonate a rami alla cui ombra Mirko guarisce le ferite della guerra.
Tuttavia la loro corsa si ferma contro le lunghe ombre di villa Feltrinelli, la dimora in cui, per i seicento giorni della Repubblica di Sal, il duce e la sua famiglia risiedettero. Adagiata sul lago di Garda, la villa proietta le ombre della sua storia nella relazione tra i due, e il duce, figura paterna per Luciana, porta a contrasti pi o meno violenti. Mirko guida cos la ragazza in un percorso di ripensamento e liberazione, che la porter ad aprire gli occhi e ad ammettere la malvagit delluomo per cui da bambina, tanto amorevolmente, aveva piantato i cipressi che circondano il paese.

Boris Pahor ci offre cos, attraverso la rinascita di Luciana, la possibilit di analizzare laltra sponda della letteratura riguardante il dopoguerra: leggiamo troppo spesso della storia dellItalia che si oppose, dimenticando di analizzare il sentimento complesso che leg una parte di italiani a Mussolini. Lo stile con cui la trama viene dipanata a volte immaturo e retorico, ma Pahor riesce a rievocare meravigliosamente lentusiasmo cieco dei filofascisti, costruendo con semplicit dialoghi che appaiono ingenui e inconsapevoli, come le bocche da cui vengono pronunciati. Ancora pi incantevole, a lettura terminata, laffresco del paesaggio carsico che , della storia tra Mirko e Luciana, sfondo e causa: selvaggio e adriatico, ma generoso e gentile, trasforma lamarezza esistenziale di Mirko con la violenza propria della primavera, lasciando al lettore un finale in cui linfluenza nefasta della villa viene dissipata dai colori vibranti del lago: Abbiamo dunque il diritto di incontrarci e di vivere un istante di felicit. La grande assurdit postbellica aleggia ancora nellaria, quel vuoto continua a incombere sugli uomini ma noi due lo disperderemo, come il vento disperde la nebbia; nel mezzo di una verde e fresca radura pianteremo un albero darancio primaverile, perch splenda come un piccolo sole su noi e su tutto il mondo.

Boris Pahor, La villa sul lago“(1955), traduzione di Marija Kacin, a cura di Giusi Drago, pp. 187, 13,50, Zandonai, 2012

Giudizio: 4/5


19.11.2012 Commenta Feed Stampa