Cabaret Bisanzio, laboratorio di finzioni > Letture > Cogan di George V. Higgins

Cogan di George V. Higgins

di Enzo Baranelli

coganUn romanzo è uno specchio che passa per una via maestra e ora riflette al vostro occhio l’azzurro dei cieli, ora il fango dei pantani“.  Stendhal

In genere nei libri di Higgins si parla di un gruppo di individui che vuole prevalere, imporre con la forza il proprio potere, e, tendenzialmente, puntare al denaro. Credo che come situazione sia familiare a molti, e penso sia sufficiente aprire una pagina di un quotidiano (o, in termini più banali, andare a lavoro). Anche senza pensare al Mark Renton di Welsh: “Ricollocazione delle risorse, come io e Sick Boy chiamiamo il furto per evitare fraintendimenti“.

In “Cogan’s Trade” del 1974 i personaggi vivono con un costante sentimento di precarietà. Higgins attraverso l’universo criminale esprime una visione sconsolata del mondo. Bisogna ricordare che la caduta di Saigon con l’ultima operazione di recupero (Frequent Wind) avvenne solo nella primavera del 1975. La realtà è quella che possiamo osservare nei frammenti di specchio rotti e incrinati che non sono altro che le voci create dall’autore. Nella letteratura di Higgins, viene imbastita una trama e poi la si fa riflettere in uno specchio che la conflagrazione esplosiva di un proiettile distrugge in frammenti dalle forme e proporzioni diverse: ecco, questi sono i personaggi di Higgins. Ed è esattamente così che la storia lineare diventa il fluire delle parole nei dialoghi intervallati da informazioni essenziali. Lo stile lacerante è intrinseco alla visione dell’autore: la sua abilità sta nel maneggiare i frammenti taglienti di quello specchio che nelle pagine di Stendhal passava per una strada (e ricordiamo che ai tempi dello scrittore francese non c’erano le Chevrolet con le fiancate fiammeggianti: Jackie Cogan quello specchio lo ha letteralmente attraversato e ha ingranato la retromarcia per finire il lavoro). Prima di essere compreso nella sua profondità, il noir/poliziesco è sempre stato una forma narrativa di un nuovo tipo di realismo. Fintamente avvolto nelle vesti del romanzo di intrattenimento, il crime novel racconta il mondo. Ora sommersi dalla corruzione, dai disastri (in)naturali di una Terra erosa e sfruttata senza freni (Full Planet. Empty Plates, Lester R. Brown, 2012), spinta verso un limite prossimo all’abisso, possiamo vedere, nella connotazione della “visione criminale” della realtà, buona parte di una verità sfuggita a quasi mezzo secolo di narrativa mainstream. Sono i romanzi di Higgins, il capolavoro “Cutter e Bone” (1976) di Newton Thornburg, “Il caso sbagliato” (1975) e infine “L’ultimo vero bacio” (1978) di James Crumley le opere fondamentali che negli anni Settanta imposero un profondo cambiamento nel genere noir. Queste sono le pietre angolari di un realismo ossessivo che troverà nelle opere di Ellroy (successive a “La Dalia Nera“), e di pochi altri scrittori, le uniche nuove forme di una macchina narrativa di incredibile potenza che prima devasta se stessa per avvicinarsi in maniera empatica al mondo circostante.

George V. Higgins, “Cogan“, (ed. or. 1974), pp. 211, 17 euro, Einaudi, 2012.

Giudizio: 5/5.


12.11.2012 Commenta Feed Stampa