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L’invisibile di Pontus Ljunghill

di Enzo Baranelli

l-invisibile-copertinaLa malinconia un sentimento che avvolge l’intero romanzo, la doppia narrazione sospesa tra 1928 e 1953 acuisce il senso di perdita e nostalgia che avvertiamo nel protagonista John Stierna, commissario di polizia negli anni Venti e poi in pensione dal 1953. In corsivo l’autore inserisce un racconto che segue in maniera empatica le azioni dell’assassino senza nome.

Un profondo pessimismo pervade “L’invisibile“: il rapporto tra Stierna e sua moglie Karolina si sta sfilacciando per via del lavoro e l’assassino vive con la perenne sensazione di una punizione imminente. E’ una sorta di angolazione nella visione delle cose, non si sente alcun desiderio di giustificare le azioni, solo un bisogno di comprendere. Alla fine anche nella nostra storia arriver o arrivata la malinconia, la perdita (di un amico, di un’occasione): Ljunghill riesce, pur scrivendo un poliziesco essenziale e fedele ai canoni della narrazione vicina al true crime, a portare il lettore verso una dimensione pi vasta, e le caselle dei generi, le classificazioni non esistono pi. E’ in cose come questa che si riconosce l’originalit e la potenza di un romanzo; spostare lo sguardo, arretrare e avvertire l’incombente presenza di una visione pi ampia. Le ultime pagine ci offrono il dono della comprensione di un presentimento: qui il dolore concentrato in un solo punto.

Pontus Ljunghill, “L’invisibile“, (ed. or. 2012) pp.450, 18.00, Guanda, 2012.

Giudizio: 4/5.


22.10.2012 Commenta Feed Stampa