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Il demone della prosperità di Chan Koonchung

di Daniele Cohen

il-demone-della-prosperitaHo letto questo romanzo dell’autore cinese Chan Koonchung negli stessi giorni in cui assegnavano il premio Nobel per la letteratura allo scrittore Mo Yan. Ma se la premiazione di Mo Yan è stata accolta con orgoglio e grande entusiasmo dal governo cinese, la stessa cosa non è avvenuta per il clamore che “Il demone della prosperità” ha suscitato in occidente e nel suo Paese, dove la pubblicazione del romanzo è stata rigorosamente proibita. Il governo ha censurato il libro perché Koonchung ha raccontato una storia nella quale la popolazione cinese è quasi lobotomizzata.  Ci troviamo infatti in un fantomatico anno 2013 in piena Era dell’Oro dell’Ascesa Cinese, in contemporanea alla grande crisi economica che ha colpito il resto del mondo; evento, quest’ultimo che nel romanzo è stato rimosso dalla popolazione (forse con un “vaccino” contro l’aviaria?)

I cinesi di questo romanzo vivono quindi felici. Sono liberi al 90% e possono entrare in possesso di informazioni su internet o fornendosi dalle numerose e ricchissime librerie. Sono praticamente travolti dalle notizie, ma tenuti all’oscuro dei fatti autentici;  nell’illusione di scegliere liberamente cosa leggere e con addosso una costante euforia e un senso di benessere perenne che li rende quasi inebetiti.  In realtà, se anche volessero scoprire la verità non sarebbe possibile trovare un solo volume né alcuna traccia in internet riguardante la loro storia contemporanea e recente. Nessun accenno agli sconti di Tienanmen, per esempio, o alle grandi battaglie e alle riforme che sono state combattute negli ultimi venticinque anni.  Vivono in una sorta di “paradiso artificiale”.

Alcuni però sembrano essere immuni all’amnesia collettiva che ha colpito tutto il popolo cinese e tentano di capire, (finanche rapendo un membro del politburo del partito),  la causa dei 28 giorni mancanti e  ricchi di avvenimenti che sono intercorsi dalla crisi economica mondiale all’inizio dell’Era dell’Oro dell’Ascesa Cinese, e di aprire gli occhi e la mente a chi ha dimenticato il passato.  Perché seppure vivano tutti nel benessere, è forse preferibile abitare in un inferno autentico piuttosto che in un paradiso artificiale. Consapevoli e non ingannati.

Il demone della prosperità” è un romanzo scorrevole che non possiede particolari qualità letterarie. Va però concesso all’autore il merito di aver scritto un libro dove la fantascienza funge da metafora e da monito ai cinesi per ricordare il loro passato e i rischi ai quali va incontro una società anche in un periodo storico di grande fermento economico e culturale.

Certo che fa uno strano effetto leggere oggi un romanzo attuale dove si racconta di problemi da benessere…  Eppure vale la pena ricordare che la Cina odierna è ancora un Paese dove esiste un Ufficio degli affari religiosi,  un ministero dell’Informazione che detiene un controllo forte sulla popolazione, e dove il regime autoritario controlla e manovra i propri cittadini come meglio crede.

Il libro di Koonchung nonostante sia stato censurato e circoli solo clandestinamente nel suo Paese, ci dimostra comunque che la Cina è un Paese in cammino sulla strada della democrazia.  Diversamente questo romanzo non sarebbe arrivato fino a noi, e l’autore avrebbe rischiato sicuramente di più, che un semplice divieto di “imprimatur”.

La Cina oggi è composta da un miliardo e trecentocinquanta milioni di persone che stanno raggiungendo anno dopo anno un po’ di benessere in più rispetto al passato. Sono diventati il primo Paese produttore al mondo. Vincono premi Nobel e sono felici. Stanno incalzando gli Stati Uniti come ricchezza globale e il loro peso politico internazionale è divenuto ormai di primissimo piano.  Un’economia alle stelle condotta con saggezza e furbizia (se ad esempio siete il signor Adidas e decidete di vendere le vostre scarpe aprendo punti vendita in Cina, siete obbligati a cedere almeno il 25% del vostro capitale in azioni cinesi).

In poche parole, i cinesi hanno scoperto l’America e il sistema americano per far soldi.

Il loro futuro è roseo e il ventunesimo secolo è stato già assegnato forse un po’ troppo prematuramente alla Cina.

Ne “Il demone della prosperità” l’autore si domanda se non si corra però il rischio, adesso che gli studenti, gli intellettuali e gli artisti vivono godendo dei benefici della prosperità economica, di essere cooptati, al punto che non avvertiranno più il bisogno di svolgere quel ruolo che avevano in precedenza.  Un’accettazione acritica che finirà per rendere il popolo molle e alla mercé di un regime, che dopo averli rinchiusi in un paradiso artificiale li renderà pericolosamente schiavi.

Dopotutto non è poi così insensato e difficile capovolgere il punto di vista di qualcosa e accorgersi che il suo significato si svela per quello che in realtà è;  allo stesso modo con cui si può affermare con una certa sicurezza che fu l’America a scoprire Colombo, e non il contrario.

Chan Koonchung, “Il demone della prosperità“, (ed. or. 2009), pp. 300, 16,40 euro, Longanesi, 2012.

Giudizio: 3/5


19.10.2012 Commenta Feed Stampa