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Sofia si veste sempre di nero di Paolo Cognetti

di Chiara Biondini

cognetti[] Le torri di periferia logorate dal tempo, il giallo e il rosso sbiaditi verso ununiforme tinta militare. I balconi incolonnati uno sullaltro, addobbati per la tua partenza, da cui ti dicono addio eroici scaldabagni e lavatrici, stendibiancheria sgangherati, piante dappartamento rosicchiate dai parassiti, gabbie di criceti e canarini che ora corrono a vuoto e cinguettano nellaltro mondo, bambole zoppe o decapitate e rasate a zero, accantonate da bambine cresciute, armadietti stracolmi di federe nuziali e lenzuola ridotte a stracci, elettrodomestici che ai loro tempi avevano varcato la soglia di casa come prodigi della tecnologia, e ora sono soltanto un ingombro che nessuno sa dove buttare. E solo quando te ne vai ti accorgi che le vuoi bene, a questa morsa nello stomaco che la tua citt dinverno.

Sofia un treno lanciato a tutta velocit verso il lettore. una figura invadente che entra senza chiedere permesso e lascia il caos quando se ne va. Sofia non politically correct. incostante, imprevedibile, impaziente, ferita. Condiziona senza scampo le esistenze di chi entra in collisione con la sua orbita, anche solo per un attimo. Sofia si muove nella storia di Cognetti non come un personaggio ma come padrona di casa, anche quando non la protagonista. Tutto ruota intorno a Sofia. Tutto porta, inevitabilmente, a questa creatura complessa che veste sempre di nero e non sa dare un contorno allamore, pur desiderandolo con tutte le sue forze. Sofia c anche quando lautore ci parla di suo padre, di sua zia, di sua madre, di tutti coloro che con i propri limiti, le proprie scoperte, le proprie paure contribuiranno a creare il futuro mistero di questa donna, un po bambina sperduta e un po attrice consumata, che osserva il mondo in tralice e dal mondo non si lascia annientare.

Cognetti, 34 anni, due raccolte di racconti e una guida a N.Y. del tutto personale alle spalle, colpisce dritto al cuore con questo romanzo che in realt un coro di voci, un labirinto disgregato solo in apparenza. C un filo che lega tutto, e non certo rosso come quello di Arianna perch si sa Sofia si veste sempre di nero. bello e in un certo senso chiarificatore sapere da Cognetti, attraverso il suo blog, che durante la stesura di questo romanzo si imbattuto in tre grandi libri, che hanno lasciato un segno in lui non solo come lettore ma anche e soprattutto come scrittore: Il tempo un bastardo (Egan), Olive Kitteridge (Strout), Questo bacio vada al mondo intero (McCann). Opere grandiose, narrate non come un flusso continuo, ma come un insieme di istantanee, ognuna allo stesso tempo indipendente e collegata alle altre. davvero un modo bellissimo, questo, per creare una storia: riprenderla da diverse angolazioni, da diverse prospettive, osservarla dal passato e accompagnarla nel futuro, consapevoli del fatto che quella storia, cos come quella di ognuno di noi, anche la storia di chi ci ha amato, voluto, rifiutato, ferito, e di chi ancora deve incontrarci, di chi ancora non ha posato il suo sguardo su di noi. Con la sua scrittura evocativa, quasi cinematografica, Cognetti ci consegna una figura che non sar facile dimenticare. Che si muova a Lagobello, Roma o New York, che sia innocente o sfrontata, delusa o innamorata, Sofia irrompe, non fa sconti, e alla fine ci parr quasi di vederla, di averla incontrata solo ieri, o di essere destinati a conoscerla. La immagineremo da qualche parte, chiss dove nel tempo, mentre osserva un qualcosa di lontano, in attesa. Ci resteranno le sue parole, una sullaltra, a comporre una melodia il cui cuore sempre lo stesso: Io voglio essere felice adesso.

Paolo Cognetti, Sofia si veste sempre di nero, pp. 208, 14 euro, Minimum Fax, 2012.

Voto: 5/5


17.10.2012 Commenta Feed Stampa