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Babel, Mumford and Sons

di Enzo Baranelli

mumford-sons-babeSi apre con una ballata indie folk da cui prende il nome l’intero album, “Babel“, seconda prova per i Mumford and Sons dopo “Sigh No More” del 2009. Arabeschi pop si inseriscono in ritmi che tendono ad accelerare come in “Whispers in the Dark” dove la voce di Marcus Mumford arriva a urlare gli ultimi versi. La difficile seconda prova, sebbene stroncata da parte della critica, è perfettamente superata con un insieme omogeneo di canzoni che liberano energia. Le martellanti note di “I will wait for you” rimangono nella mente, anche dopo che si è spento il lettore, e, parcheggiata l’auto, ci si avvia alla giornata di lavoro, sperando che qualcosa sia cambiato (fosse così facile… ma almeno aiuta). Il produttore è Markus Dravs (Arcade Fire, Bjork) e il suono è curato nei dettagli: violoncello, violino, tromba si aggiungono alle chitarre e al banjo. Come giustamente è stato detto “non un disco per cinici“:  ”I’ll leave no time/ For a cynic’s mind” (“Not With Haste“).

Mumford and Sons, “Babel“, V2 Music, 2012.

Giudizio: 4/5.


3.10.2012 Commenta Feed Stampa