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Acqua buia di Joe R. Lansdale

di Enzo Baranelli

Chiudere con Lansdale.acqua buia

Non è un pessimo romanzo: è un romanzo quasi discreto. Tornano gli anni della depressione, torna una protagonista femminile (come in “Tramonto e polvere“), tornano protagonisti i ragazzi, messi di fronte a qualcosa più grande di loro e noi ritorniamo all’ennesima declinazione del romanzo di formazione americano riassunto dal racconto di Stephen King “The body” e dal film di Rob Reiner che ne è stato tratto “Stand by me“. E ritorna anche il Texas orientale ovvero l’universo mitologico della narrativa di Joe Lansdale, ma se volete uno sguardo, ricco di citazioni, ma acuto e potente su quei luoghi, vi consiglio la visione di “Texas Killing Fields” girato da Ami Canaan Mann (la figlia di Michael Mann). Devo chiudere con Lansdale. Rischio, come l’autore, di rimanere intrappolato nelle storie precotte. Lansdale ormai non scrive, ricicla qualche idea e la cuoce al microonde: la cosa potrebbe suonare come il manifesto di un fittizio movimento letterario, se non fosse che è proprio quello che accade. Al  bildungsroman si mescolano le solite scene splatter: una vagabonda (gli hoboes, bei tempi!) incide una ferita e il pus schizza (addirittura) sul volto della protagonista… Lansdale usa metafore che sembrano, come disse un critico di quelle di King, Kleenex usati. Ma usati parecchio. E così, Kleenex_logosguazzando nei cliché, l’autore porta i personaggi a un tale grado di reiterazione che si potrebbero fondere tutte le sue opere insieme. Inizio a provare insofferenza per il fraseggio à la Lansdale: “Clementine, che alla luce del giorno pareva decisamente più vecchia, come fosse stata lavata, sbattuta su un masso e appesa ad asciugare“. Ogni scrittore ha il suo stile, certo, ma con la quantità di opere sfornate da Lansdale si fa presto a cominciare a intuire come finirà una frase o un intero paragrafo, e non è una bella cosa. “Acqua buia” è un pastiche, ma scritto dall’autore stesso che si vuole imitare. Chiudere con Lansdale: un po’ di volumi finiranno in cantina; mi piacerebbe ricordarlo ai tempi di “A Thin Dark Line” e anche se times they are a-changin’, mi permetto di dire che non critico quello che non posso capire*, perché qui, saltando da una canzone a un’altra, qui non c’è niente da capire.

(*And don’t criticize what you can’t understand)

Joe R. Lansdale, “Acqua buia” (ed. or. 2012), pp. 334, 18,50 euro, Einaudi, 2012.

Giudizio: 1/5


7.07.2012 Commenta Feed Stampa