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Mr. Peanut di Adam Ross

di Chiara Biondini

ADAM ROSSNei quadri di Escher niente è come sembra e tutto si rincorre, in un moto circolare, continuo, infinito.

Nei film di Hitchcock la suspense ha un ruolo chiave. Lo spettatore sa ciò che il personaggio ignora, e non può farci niente.

Adam Ross, in quest’opera di esordio, si muove su molti livelli, prendendo spunto da due maestri di generi diversi accomunati dal gusto per l’ambiguità, per il doppio, per il fascino del dubbio. Non a caso, il protagonista David incontra la sua futura moglie proprio a un corso universitario su Hitchcock. Il concetto portante della narrazione, ovvero il legame tra due persone che sfocia nel matrimonio, viene ripreso, più che narrato, con stacchi bruschi e punti di vista molteplici, un alternarsi di flussi temporali che mostrano di volta in volta un frammento del quadro. Niente è come sembra, niente va dato per scontato, tutto può cambiare in un secondo, e questo accade nella realtà, nella finzione del romanzo, nella fiction del film, nella cornice del quadro. La scrittura di Ross è abile e affascinante, riesce a gestire trame e sottotrame, il lettore si trova suo malgrado invischiato in una miriade di possibilità, sagoma stilizzata che percorre scale che inghiottirono se stesse, senza sapere se sta scendendo o salendo, se sta entrando o uscendo. David Pepin e sua moglie Alice, trovata morta; il marito stava scrivendo un romanzo generato dalle sue fantasie omicide verso la moglie, depressa, ex obesa sempre a un passo dall’annullamento. Omicidio o suicidio? I due detective chiamati ad investigare: Sam Sheppard – un ex medico accusato della morte della moglie Marylin, condannato a dieci anni e poi assolto, un personaggio realmente esistito che ha ispirato la serie TV e poi il film “Il fuggitivo” – e Ward Hastroll – anagramma di Lars Thorwald, l’uxoricida de “La finestra sul cortile” – sposato con Hannah, che un bel giorno rifiuta di scendere dal letto. Un intreccio di storie, rimandi ed echi tra fiction e realtà, un impianto narrativo complesso che ricorda l’Auster dei tempi d’oro – l’Auster di “Leviatano“, per intenderci – gestito ottimamente da Ross che riesce a non perdere mai il filo, a tenere sempre alta e vivida quella suspense così fondamentale.

Mr. Peanut” non è un thriller, è molto di più. E’ una lucida analisi di tutta quella gamma di sentimenti, impulsi improvvisi, recriminazioni, esigenze, che porta due persone a scegliersi per poi detestarsi e di nuovo riprendersi, una sinfonia di emozioni mai uguale a se stessa. C’è molta tristezza in tutto questo, una sorta di irritante rassegnazione, un volersi dire che “tanto, prima o poi, succederà anche a te”. L’amore pare essere merce troppo rara per i cuori di questi personaggi, tutti più o meno inconsapevoli della propria fortuna, tutti più o meno destinati al rimpianto. Ciò che in molti dimenticano, e troppo spesso, è che la felicità è molto più complicata dell’infelicità. La felicità – quella vera – richiede impegno, costanza, volontà. L’idea che l’amore debba rendere infelici e tormentati è antiquata, e soprattutto comoda. Serve un po’ a tutti noi per toglierci un peso dal cuore, per consolarci nel fallimento.

Gli venne in mente che potevi sposarti con chiunque, che negoziavi semplicemente ciò che eri disposto a dare e prendere, il positivo che arrivava con il negativo. E la triste verità era che magari non eri attrezzato per una serenità o una felicità del genere. Perché? Forse perché ciò poteva liberarti? Perché a quel punto non c’era niente di prestabilito? Perché a quel punto tutto era possibile? La paura nasceva da lì?

Ross non premia l’infelicità, anche se la mette al centro di tutto e pare indugiare lungo le sue forme. Piuttosto, questo autore dalle molte idee, dispiega agli occhi del lettore molteplici scenari, molteplici inquadrature, e lo lascia a domandarsi com’è che dovrebbe andare a finire, com’è che è realmente andata e cos’è che è stato solo immaginato, desiderato, temuto. È un gioco di specchi che atterrisce e attira, che crea empatia e distacco, un nastro di Möbius che scorre e scorre, senza posa.

Adam Ross, “Mr. Peanut”, (ed. or. 2010, trad. Cristiana Mennella) pp. 359, 22 euro, Einaudi, 2012.

Voto: 4/5


27.06.2012 2 Commenti Feed Stampa