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La notte inglese di Arturo Cattaneo

La notte inglese_copertina [1]Wordsworth diceva che la poesia è uno “spontaneous overflow of powerful emotions recollected in tranquility”. Durante la lettura di La notte inglese, l’ultimo romanzo di Arturo Cattaneo, le parole di Wordsworth mi sono tornate alla memoria, anche se direi che il romanzo di Cattaneo è più uno “spontaneous overflow of emotions recollected in maturity”.
I protagonisti infatti sono ragazzi, appena usciti dall’adolescenza, in quell’età in cui si è abbastanza adulti da iniziare a provare sentimenti importanti e al tempo stesso abbastanza giovani da lasciarcisi travolgere interamente. Ma Riccardo, la voce che narra in prima persona, non è più un ragazzino, e lo si sente. E così quelle emozioni che tutti abbiamo provato, almeno una volta, ci tornano alla memoria sotto la guida di una mano ferma, che racconta con sapienza, con garbo. Non solo in tranquillità, quindi, ma con quell’equilibrio che è dono esclusivo della maturità.
Tutto si svolge in una notte, al St. Andrews College di Cambridge, in uno spazio fuori dal tempo e dal reale, come solo i college inglesi sanno essere. È un giovedì sera, è il Society Night Dinner, cui prende parte una vasta rappresentanza del genere umano. E questa notte inglese, che prende via via la forma di una felliniana Dolce Vita, contiene tante vite, storie, amori, passioni. Alcol, musica e Inghilterra sono un trittico perfetto, soprattutto se si è giovani e innamorati, o almeno si vorrebbe esserlo (giovani, o innamorati). Questo romanzo è pervaso dall’amore: amore per le donne, per gli uomini, la vita, la musica, l’Inghilterra e la lingua. L’inglese: che viene accarezzato con lussuria come le cosce di una donna e gustato con piacere come un bicchiere di porto.
Per gli stranieri, bere dovrebbe essere parte obbligatoria di ogni corso d’inglese” dice a un certo punto il protagonista, e infatti l’alcol è uno dei protagonisti del romanzo e lo si nota già dai titoli dei capitoli: Sherry, Red Wine, Port and Madeira, High Spirits, come l’escalation alcolica prevista dal Society Dinner, per concludersi col Milk della mattina successiva. E più cresce il tasso alcolico della serata, più si “alza il volume” della musica, sempre più presente, incalzante, lasciva man mano che l’alcol allenta i freni inibitori e la notte prende forma: Leonard Cohen, Lou Reeds, David Bowie, Rolling Stones, Beatles, Bob Dylan. Il ritmo stesso con cui la notte è narrata diventa più incalzante insieme alla musica: più inibito, controllato, rigido quasi nelle prime pagine, scioglie sempre di più il suo contegno ed entra nel vortice confuso dell’alcol, del desiderio erotico tipico degli adolescenti, che annebbia la mente e toglie spazio a tutto il resto. La storia infatti sarebbe una storia intima, quella di un ragazzo che finge in società di essere ciò che vorrebbe ma di cui non è capace (e non lo fanno un po’ tutti, non solo i ragazzi?). Ma così narrata, diventa una storia qualunque, di tutti. “An ordinary night on an ordinary boy-life“, avrebbe potuto dire la Woolf. Perché sebbene straordinarie nel loro setting, le emozioni che Riccardo, Gloria, Valeria, Mara, Mark, Geoffrey, Alain e tutti gli altri provano, le abbiamo provate tutti. Ce le ricordiamo tutti. Sono di tutti.
Si sente che questo romanzo Cattaneo lo custodiva da un po’. Ce lo sussurra nell’orecchio un paio di volte, dicendoci che forse “è il destino delle parole, arrivare a labbra diverse da quelle per cui sono state pensate”. Si sente perché è la sua storia – il che non significa che Riccardo debba essere lui. È una storia che ha sentito sua, che gli è stata addosso anni, e che ha conservato, accudito fino a farla maturare abbastanza da avere un respiro autonomo, che la rendesse unica e quindi universale. Fino a farla arrivare a labbra diverse da quella per cui era stata pensata, forse.
Si può scegliere di leggerlo d’un fiato, questo romanzo, in un paio d’ore, o invece di sorseggiarlo pian piano, come il Porto o il Madeira, per rivivere ogni giorno un po’ di quelle emozioni che non possiamo non ricordare, e perderci a ogni sorso nei ricordi e nel desiderio di tornare ragazzi, ancora un giorno soltanto, per poter commettere gli stessi errori che avremmo commesso allora: “ho la percezione che la vita, dopo il college, assomiglierà molto a un hangover: una coscienza torpida sensualmente aggrappata alle immagini della notte precedente”.

Arturo Cattaneo, “La notte inglese“, pp. 193, 17 euro, Mondadori, 2012.
Giudizio: 5/5