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Stoner di John Williams

di Chiara Biondini

stoner“Così la sera, per qualche momento, discorrevano con calma del più e del meno, come se fossero vecchi amici o nemici ormai esausti. “

Forse, è sufficiente questa frase a far intuire la cristallina bravura di Williams, che all’età di 43 anni, nel 1965, pubblicò “Stoner”, giunto da noi con appena 47 anni di ritardo. Ben vengano, comunque, riscoperte letterarie come questa, che ci portano voci dotate di una consapevolezza un po’ triste e assolutamente autentica. Stoner, lo hanno già detto in molti e io non farò eccezione, è un personaggio normalissimo, quasi mediocre, per certi versi. Nasce (come il suo autore, realizzo ora) da una famiglia di contadini, va all’università per studiare Agraria, ma poi  – durante un corso di letteratura inglese – capisce che è un’altra la sua strada. E qui, non aspettatevi grandi cose, perché Williams chiarisce già nelle prime righe tutto quello che ci si può aspettare dalla sua narrazione: il ritratto di un uomo che non realizzò niente di davvero speciale, che rinunciò spesso, che si pentì molto, e che si ritrovò a viaggiare per la maggior parte del  tempo a velocità costante, senza scossoni. Allora cos’è che ci trova, cos’è quella sensazione che ad un certo punto cominciamo a sentire dentro di noi? Come una muta accettazione, il realizzare che stiamo veleggiando sulla superficie eppure – incredibilmente – riusciamo a vedere molto, molto in profondità. Probabilmente, è tutto frutto della delicata empatia di Williams, che pare – in ogni momento – voler cullare questo suo personaggio, così umano e tipico, colmo di quelle piccole sfumature che rendono il quadro più vero ai nostri occhi. La scrittura è pacata e rivelatrice, perché accarezza i contorni delle cose, delle emozioni, del tempo, della vita, e accarezzando assegna loro un confine entro il quale il lettore può ritrovarsi, rispecchiarsi. Non tutti i lettori, certamente. “Stoner” – a mio parere – è il tipico libro che richiede una sua particolare condizione, un suo tempo, per essere capito, e poi accettato, metabolizzato, e infine amato senza riserve. Un lettore di 20 anni starebbe lontano da questo libro, e avrebbe ragione. Non potrebbe riconoscersi in una storia in cui tutto sembra essere già scritto. Un lettore di 30 anni potrebbe avvicinarsi a questo libro, per poi fuggirne a gambe levate, oppure disprezzarlo, o ancora (come nel mio caso) trovarlo incredibilmente delicato, profetico e profondo. Quella di Stoner è una scrittura che richiede lo sforzo dell’immedesimazione, è una scrittura che irrita – anche – per l’ineluttabile destino che pare non risparmiare nessuno. E’ una scrittura che non consola, non blandisce, non racconta frottole e non addolcisce il boccone. E’ una scrittura che sa più di rimpianto che di speranza. Quindi credo di poter affermare che non è certo una scrittura per tutti. Per chi ha la maggior parte della propria vita dietro le spalle, questo libro sarà uno specchio, un ritorno. Per chi è a metà strada sarà un monito, o una minaccia, chi può dirlo? Per chi il sentiero ce l’ha davanti sarà forse una pazzia, o la triste visione di un vecchio qualunque. Di certo non potrà fare a meno di calarsi nel vostro cuore, se avrete la pazienza di ascoltare la sua voce.

John Williams, “Stoner”, (ed. or. 1965, trad. Stefano Tummolini) pp. 322, 17,50 euro, Fazi, 2012.

Voto: 5/5


6.05.2012 1 Commento Feed Stampa