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L’uomo laser (C’era una volta la Svezia) di Gellert Tamas

di Enzo Baranelli

uomolaser_cover_mediaLa vasta (per alcuni troppo vasta) opera di Gellert Tamas non è una semplice indagine giornalistica, con un montaggio narrativo-cinematografico: l’autore mescola racconto sociale, antropologico, true crime e, senza ostentarli troppo, i tratti del romanzo di denuncia. A partire dall’estate 1991 fino alla primavera del 1992, la Svezia fu scossa da una serie di attentati contro persone di origine straniera, ma, spesso, cresciute e vissute in Svezia come il ricercatore di Uppsala Erik Bongcam. I primi tentativi di omicidio furono attuati con un fucile Erma dotato di un mirino laser, da qui il nome dato al criminale. In tutto vi furono dieci feriti, di cui uno particolarmente grave, e un morto. Dopo l’attentato a Olof Palme (avvenuto nel 1986 mentre tornava verso casa con la moglie, in seguito a una serata al cinema Grand), questa fu la più grande caccia all’uomo condotta dalla polizia svedese, con l’aiuto di vari dipartimenti, della SÄPO e anche -negli ultimi mesi- di una parte del cosiddetto gruppo-Palme.

La quantità di materiale raccolta e vagliata è sterminata: a Gellert Tamas, giornalista di origini ungheresi, sono serviti circa dieci anni per portare a termine un lavoro di inchiesta di eccezionale sensibilità umana e di grande precisione storica; altri dieci anni e il libro è stato tradotto in italiano.

L’autore, attraverso le interviste in carcere, dà voce a Wolfgang Zaugg, figlio di padre svizzero e madre tedesca, poi divenuto con un cambio di nome John Stannermann e infine John Ausonius. Si ripercorrono l’infanzia e l’adolescenza, ma senza tralasciare rapidi ritorni al presente degli attentati: la costruzione attuata da Gellert Tamas vede il formarsi della personalità psicotica e omicida de “L’uomo laser” dalla sua nascita fino al John Ausonius degli anni ’90 e, parallelamente, narra il lavoro della polizia e il clima politico e sociale svedese, profondamente scosso dalla nascita di movimenti di estrema destra e partiti politici che arriveranno in parlamento (Nuova Democrazia). Le somiglianze con il mondo italiano, anche nei particolari più scatologici e ridicoli (il leader xenofobo svedese scoreggia, quello italiano rutta, ma entrambi se ne infischiano), può destare il sospetto che Tamas abbia voluto raccontare, oltre alla vicenda degli attentati e delle mutazioni sociali svedesi, un intero pezzo di storia europea e, precisamente, quello seguito alla caduta del Muro di Berlino. Si parte con il conflitto tra Iran e Iraq, ma poi si arriva alla pulizia etnica serba: l’Europa ha vissuto anni di caos che hanno ridisegnato confini, segnato le vite di migliaia di persone e, mentre questo avveniva, iniziava a farsi strada la xenofobia, latente o meno, portata al potere soprattutto dalla percezione che i cittadini avevano del mondo dell’immigrazione dovuto alla scorretta versione dei media (stampa e televisione). La paura dell’altro è così riuscita a diventare per John Ausonius l’alibi dietro al quale mascherava i propri conflitti psicologici, trasformandoli in una corsa all’omicidio, cosa che fortunatamente gli riuscì una sola volta (o almeno, così pare: “Oggi, come allora, John Ausonius, nega ogni coinvolgimento nell’omicidio di Blanka Zmigord. La polizia tedesca ha archiviato il caso”).

Gellert Tamas, “L’uomo laser (C’era una volta la Svezia)”, (ed. or. 2002), pp. 496, 19,50 euro, Iperborea, 2012.

Giudizio: 4/5.

Riferimenti delle fonti: scheda Iperborea


11.04.2012 2 Commenti Feed Stampa