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Letteratura e ideologia di Gao Xingjian e Claudio Magris

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“È vero che la società attuale accerchia l’uomo con numerose restrizioni, ma la libertà non è un diritto concesso gratuitamente, al contrario è costosissima ed è sempre condizionata. Solo la libertà spirituale dipende davvero dall’individuo ma, in cambio, impone all’uomo delle scelte personali. Così, ad esempio, lo scrittore può scegliere o no l’autonomia totale della sua creazione letteraria. Ed è dalla libertà spirituale che l’uomo, al pari della letteratura, trae la propria dignità”.

I due brevi testi di Gao Xingjian e Claudio Magris, qui pubblicati dalla Bompiani nella collana Grandi pasSaggi, si interrogano in un dialogo tra Oriente e Occidente sul significato della letteratura e sul suo rapporto con l’ideologia.

Gao, unico scrittore cinese ad aver ricevuto il Nobel, esordisce ricordando quanto sia stata diffusa nel Novecento la tendenza dell’ideologia, definita “il male del secolo”, a produrre, controllare e giudicare la letteratura. Nell’attuale era post-ideologica, in cui l’ideologia è stata rimpiazzata dall’interesse economico, compito della letteratura è ignorare le mode, ricercando invece realtà e sincerità.La letteratura, scrive Gao, trascende l’utilità pratica; il suo ambito non è l’agenda politica né la cronaca. Non ha un ruolo salvifico, non è collettiva né nazionale ma individuale: è la voce personale dell’autore. “Il valore unico della letteratura è costituito dalla voce dell’uomo reale”, e la sua forza sta nella profondità dello sguardo con cui lo scrittore osserva l’uomo. Al contempo, l’autore “non è l’incarnazione della verità o della giustizia” e ha debolezze come tutti, ma le trascende proprio nella scrittura. Gao mette in guardia anche da quello che definisce l’altro male del secolo, l’ipertrofismo dell’ego.

Un concetto ripreso anche da Magris nel suo saggio, chiaramente successivo: “in ogni scrittore serpeggia la tentazione denunciata da Miłosz, l’impulso a piangere più su se stessi che sui dolori altrui pur pianti nel proprio canto”. È sbagliato ritenere a priori che “l’ambigua categoria degli intellettuali” sia detentrice di una morale senza compromessi: anche grandi scrittori sono stati abbagliati dalle ideologie, dimostrandosi meno intelligenti e umani di molte persone prive di genio poetico. Tuttavia i migliori letterati del ‘900 sono stati ribelli e innovatori, coraggiosi testimoni di grandi cambiamenti “senza alcun rassicurante parapetto ideologico”. La letteratura obbedisce a una sua necessità personale, imponendosi all’occorrenza anche sulla volontà dell’autore.
Se in passato era necessario difendersi dalla pressione politica e ideologica sulla letteratura, oggi, nell’era del disincanto, manca piuttosto un’autentica passione civile e creatrice (e questa riflessione diventa particolamente significativa all’indomani della morte di Antonio Tabucchi). La letteratura impegnata tende a un coinvolgimento morale che è anche politico, in quanto “entra nella vita, nei pensieri, nei sentimenti della polis, della comunità”. Ogni romanzo è democratico, sostiene Magris, perché ci permette d’identificarci con quanti non conosciamo e di (com)patirli.
In questo senso, la letteratura è anche, necessariamente, al di là del bene e del male. Non predica ma mostra, come nelle opere di Conrad. Il suo scopo, dice Gao, non è la critica sociale né la proposta di una concezione del mondo; la sua testimonianza è unicamente estetica, offre associazioni d’idee sempre nuove ed emozioni infinite. Al contrario del filosofo, inoltre, la cui argomentazione prende avvio dalla critica, il romanziere offre una sua prospettiva, che non entra però in conflitto con quelle altrui, ma anzi se ne arricchisce.

(una riflessione di questo tipo nel mio piccolo la feci anch’io, quando scelsi la facoltà a cui iscrivermi).

Nella loro brevità i due saggi si rivelano densi, con una discorsività dello stile che previene la pedanteria. Particolarmente interessante si rivela un confronto fra i due testi: Magris da par suo inanella molte citazioni, principalmente di area mitteleuropea (è stato professore di lingua e letteratura tedesca); Gao invece non fa nomi, ma dipana il corso delle sue riflessioni con una levità tutta orientale.

Gao Xingjian, Claudio Magris, Letteratura e ideologia, traduzione dal cinese di Simona Polvani, pp. 64, €10, Bompiani, 2012.

Voto: 4/5