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Mal tiempo di David Fauquemberg

di Enzo Baranelli

fauquemberg

Di libri sulla boxe e di teorie sul suo significato ne potrete trovare sparse ovunque; l’autore, qui, mette subito le mani avanti e, prima dell’incipit, cita Joyce Carol Oates con alcune parole dal saggio “On boxing” del 1987. Sebbene paragonato a Hemingway, Conrad (anche lui presente in una citazione) e alla Oates, David Fauquemberg ha uno stile unico, capace di avventurarsi in descrizioni che si avvolgono su se stesse e di raccontare quello che avviene con frasi brevi, simili ai colpi secchi dei guantoni sul corpo dell’avversario (oppure del lettore). Vincitore e finalista di numerosi premi, “Mal tiempo”, pubblicato in Francia nel 2009, non è stato nominato nel lungo articolo sugli scrittori francesi apparso nell’inserto del Corriere della Sera n.14 (solo un trafiletto sul numero precedente, dove il jab diventa un jeb).

La storia è raccontata da un pugile ripreso nel momento dell’abbandono della carriera, il lettore all’inizio, come in un incontro di boxe, deve studiare le mosse dello scrittore per capire dove vuole arrivare, ma il romanzo è breve, lo stile essenziale e lucido, e presto chi legge si trova travolto dall’onda del racconto. Il narratore è un osservatore acuto e silenzioso, presenza fisica nel romanzo e allo stesso tempo con le qualità dell’autore esterno, onnisciente. In seguito, ancora una volta Fauquemberg impone un nuovo ritmo al racconto con l’apparizione di Yoangel Corto, pugile cubano, delle cui gesta il narratore diventa cronista, dapprima insieme alla delegazione francese e poi come giornalista freelance, il mondo della boxe ormai alle spalle; vuole nutrirsi della sua “energia e rinviare così, provvisoriamente la mia storia”: è proprio quello che accadrà.

Una respiro a tratti epico, che ricorda la trilogia di McCarthy, e una potenza stilistica che sa distaccarsi dal semplice racconto sulla boxe per diventare un’indagine sull’uomo. Yoangel è un pugile capace di vincere solo per se stesso, un incubo per ogni allenatore, ma una figura indimenticabile per la letteratura. Le pagine finali sono un preciso resoconto di ciò che ci rende individui, diversi e uguali: è lo scontro tra due pugili completamente differenti. Fauquemberg, nato nel 1973, abbandonati casa e studi, viaggia un po’ ovunque: Lapponia, Cuba, Europa dell’Est, California, Australia, dove rimane per due anni e scrive il suo primo romanzo, “Nullarbor” (2007), poi, ritornato in Francia, scrive guide per Gallimard, articoli per GQ e XXI, fino ad arrivare, nel 2009 a questa gemma di duecento pagine. Sembra che qualcuno abbia fatto il carotaggio dello stile di McCarthy fino a “Suttree” per poi comprimere il risultato fino all’impossibile. “Cuba è un buon posto se cerchi delle storie”. Speriamo di ascoltarne ancora, oppure, semplicemente, rileggeremo questo romanzo. “A mal tiempo, buena cara!”.

David Fauquemberg, “Mal tiempo”, (ed. or. 2009), pp. 216, 14 euro, Keller editore, 2011.

Giudizio: 5/5.


27.02.2012 Commenta Feed Stampa