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Parrot e Olivier in America di Peter Carey

careycop“Ai miei occhi le società umane, come gli individui, diventano qualcosa solo grazie alla libertà” (Alexis De Tocqueville).

Peter Carey, australiano, è autore prolifico, eclettico (romanzi, raccolte di racconti, saggi, adattamenti cinematografici), e pure premiato: due Pulitzer e due Booker Prize. L’intento di questo libro è chiaro fin da subito, e se non lo fosse, basterebbe consultare i ringraziamenti che Carey fa alla fine del libro.

“Parrot e Olivier in America” è una variopinta fantasia che parte dalla figura di Alexis De Tocqueville, personaggio che a lungo ha incuriosito e affascinato l’autore, fino a decidere di offrire un omaggio tutto speciale, con questo romanzo ricco di spunti comuni con la reale vita dell’intellettuale francese.

Il protagonista, giovane rampollo di nobile famiglia, si trova – come Tocqueville – a dover affrontare le ire della borghesia nel momento peggiore, quello delle ghigliottine e compagnia bella. Nato da genitori vicini alla monarchia, viene nutrito a pane e devozione alla corona, devozione che può arrivare a costargli la vita.

Olivier De Garmont non è affascinante, aitante, o particolarmente intelligente. Ci viene descritto come un aristocratico malaticcio, mammone, e non proprio incline all’empatia verso gli altrui sentimenti. I suoi genitori sono figure quasi grottesche, tratteggiate con ironia ed un vago disprezzo, e già si capisce – tra le righe – quale possa essere il pensiero dell’autore verso una classe sociale tanto schizzinosa e piena di sé.

Tocqueville si trovò a dover viaggiare verso gli Stati Uniti, e così farà il nostro “eroe”, che si vedrà portato a forza su una nave, diretta verso il Paese della Democrazia, degli agi acquisiti per merito e non per nascita. La scusa sarà un’importante indagine sul sistema penitenziario americano; la realtà è che si doveva fuggire per evitare di finire nelle grinfie di chi i monarchici li mette sulla graticola.

Tocqueville tornerà da questo viaggio con la mente colma di idee, riflessioni, stupita ammirazione, che sfoceranno nell’opera “La democrazia in America”, un trattato di avanguardia che condanna il sistema sociale francese, basato su caste chiuse e privilegi per pochi, e premia invece il sistema americano, che permette a chiunque si dia da fare di diventare qualcuno.

Carey prende le mosse da questo confronto epocale per scrivere un romanzo che senza dubbio si può definire picaresco, visionario, barocco.

Olivier però è solo una faccia della medaglia. La faccia lucida ed elegante che si mostra in pubblico. L’altra faccia, nascosta e invisibile ai più, è Parrot, l’altra metà del titolo.  Parrot l’inglese, Parrot il servitore, Parrot il povero, Parrot l’indegno di qualsivoglia attenzione. I capitoli alternano lo sguardo e la prospettiva, da uno all’altro, e non nascondo che a risultarmi assolutamente insopportabile era il giovine rampollo francese, con le sue lagne e le sue pretese; mentre ad affascinarmi era Parrot, con la sua vita rocambolesca, prima giovane falsario e poi uomo al soldo di un misterioso Monsieur, uomo privo di un braccio, ma colmo di idee. La vita di Olivier e quella di Parrot scorreranno su binari paralleli e molto lontani, l’uno a studiare legge come si conviene a un uomo per bene, l’altro a escogitare sistemi per sopravvivere, affascinato dall’arte e dell’arte vittima e carnefice. Queste vite così diverse si incontreranno a bordo di una nave diretta in America, ed è superfluo dire che saranno scintille. Olivier depredato del suo libero arbitrio, scacciato dalla sua patria e lasciato in balia di un servo impertinente, che condanna! E Parrot costretto a sottostare ai voleri di un isterico padrone, ma per fortuna c’è la dolce Mathilde. La battagliera Mathilde. La sensuale Mathilde. Il viaggio è per Carey metafora di transizione, crescita, cambiamento. Due nemici giurati condivideranno notti agitate e giorni in preda all’estasi. Ci sarà tempo per conoscersi, arrabbiarsi, confrontarsi, scoprire che l’orizzonte è qualcosa in più di una semplice linea piatta; è più probabile che sia un fiume in continuo scorrimento. A confronto non ci sono solo due paesi, ma anche e soprattutto due mentalità, due destini, due vite. Tra dissertazioni filosofiche, sociali e politiche, incontri con personaggi più o meno raccomandabili e più o meno pittoreschi, l’autore ci trasporta in un mondo colmo di colore e movimento, un bastimento carico di eventi che lentamente trasformeranno il mondo e i nostri due protagonisti. Ci sarà tempo per il sollazzo, per la rabbia, per la riflessione, per l’arte e – ovviamente – per l’amore. La lacerazione di Olivier, uomo in bilico tra una patria amata ed un paese diverso e affascinante, farà da perno, e tutto si deciderà su questioni fragili come un soffio. C’est la vie, c’est l’amour, c’est la démocratie!

Peter Carey, “Parrot e Olivier in America”, (ed. or. 2010, trad. Vincenzo Mantovani) pp. 430, 23,00 euro, Feltrinelli, 2011.

Voto: 4/5